TRENTO. La Bolghera è in sofferenza. Da due anni a questa parte hanno chiuso, in ordine, il Social Stone (ex bar dei Botesei), L'Orto di Laura, il lavasecco La Primula e domani toccherà al panificio «Non solo pane» di via Gorizia chiudere i battenti. «Purtroppo la Bolghera si è svuotata, abbiamo provato fino all'ultimo a rimanere aperti, ma dopo sei anni di attività non ci è più possibile - commenta la titolare Sabrina Campregher -. All'inizio il panificio andava bene, poi sono iniziate le chiusure intorno al negozio. Manca la clientela, l'affitto non era neanche così alto. Speriamo che gli affezionati vengano a trovarci anche in via Milano».

Per capire che aria tira nel quartiere abbiamo sentito anche alcuni commercianti della zona e sono emersi diversi spunti di riflessione. In via Gorizia, a pochi passi dai due esercizi chiusi, c'è l'edicola di Paolo Ghezzer che ammette le difficoltà del rione e del suo stesso negozio. Si tira avanti con fatica e la difficile gestione dell'oratorio ha portato una perdita di gente.A poche decine di metri dal tabacchino c'è infatti la chiesa di Sant'Antonio, da sempre luogo di aggregazione per gli abitanti della Bolghera, ma da qualche anno a questa parte sempre meno per via di alcune scelte fatte. Per evitare le quotidiane frequentazioni di persone senza fissa dimora e tossicodipendenti sono stati installati dei cancelli che limitano l'ingresso alla piazza dell'oratorio, rendendone meno invitante l'utilizzo da parte della comunità. Di fronte da 55 anni c'è l'orologeria di Marco Fronza che in questi anni ha visto cambiare il quartiere: «I problemi direi che sono più l'età media dei residenti, l'arrivo dello shopping online e la perdita del cliente affezionato. Io riesco a sopravvivere grazie ad un affitto alla portata, ma molti chiudono perché gli affittuari chiedono troppo». In fondo a via Sant'Antonio è presente invece il centro estetico «Mp beauty experience» che ha aperto solo da due anni, ma sta andando bene e non rileva particolari problemi.

Spostandosi di fronte all'Ospedale Santa Chiara, la situazione è differente. Il titolare del bar Medaglie d'Oro Michele Chiacchio analizza: «Si lavora dalla mattina presto alla sera. Non ci sono solo clienti di passaggio, ma anche diversi anziani del quartiere. Per almeno dieci anni l'ospedale dovrebbe rimanere qui, poi si vedrà. In generale nelle persone noto meno voglia di sacrificarsi e di uscire da casa».Il Blue bar sull'altro angolo di Largo Medaglie d'Oro, Chiacchio lo ha dovuto chiudere per mancanza di personale e per questioni di scarsa sicurezza. Proprio di questo si è lamentato il nuovo gestore che da aprile ha riaperto, ma non ha nemmeno avuto il tempo di ambientarsi che si è già visto spaccare una porta in vetro del bar. «Si lavoricchia, ma servono più controlli nella zona soprattutto la notte». La vicinanza con la farmacia e con il Serd porta spesso nel quartiere persone con disturbi psichiatrici o con problemi legati all'utilizzo di alcool creando preoccupazione tra lavoratori e abitanti della Bolghera. Nonostante questo, le chiusure dei negozi sono legate più ad uno spopolamento del quartiere legato sia all'invecchiamento dei residenti che alle difficoltà per le famiglie di restare in zona complici gli affitti elevati.

Il presidente della circoscrizione Oltrefersina Michele Vullo spiega: «Il quartiere sta invecchiando e perdendo residenti. L'obiettivo è quello di cercare di rivitalizzare il rione costruendo una rete di vicinato. Lo spostamento dell'ospedale è un libro bianco da scrivere. Nel prossimo consiglio del 18 giugno, tra le priorità di bilancio c'è la Bolghera. Chiederemo all'amministrazione comunale di avviare un percorso partecipato per andare a individuare e sostenere possibili nuove destinazioni per l'area. Almeno la riapertura della piscine Manazzon riporterà un po' di movimento». I problemi di fondo sono strutturali e non è facile intervenire: «La natalità è in calo, la scuola dell'infanzia "Sant'Antonio" è passata da 5 sezioni a 3 - aggiunge Vullo -. Per una giovane coppia è difficile venire a vivere qui, gli affitti sono inaccessibili e gli appartamenti disponibili pure pochi. Non avere un ricambio generazionale vuol dire tanto. Una popolazione che invecchia ha altre necessità ed esigenze. La Bolghera rimane un quartiere che non ha un vero luogo di ritrovo. La parrocchia non è più uno spazio accessibile a tutti. Serve una visione di lungo periodo per decidere cosa fare una volta che l'ospedale sarà dismesso (studentato, housing sociale e spazi di aggregazione possono essere buone idee)».