Il centro storico di Trento si sta trasformando: kebab e pizza al posto di scarpe e mutande
Di tutto questo si parlerà nella tavola rotonda "Abitudini di consumo, commercio e rigenerazione urbana" in programma mercoledì 15 alle 14.30 nell'aula Kessler a Sociologia in via Verdi. L'assessore Pedrotti: “È in corso una forte trasformazione sociale. Vogliamo comprenderla meglio e poi sfruttare al massimo i risultati che emergeranno”
TRENTO. Una ricerca per capire come si sta trasformando il mondo del commercio nei centri storici, utile per mettere in campo delle politiche di rigenerazione urbana efficaci. Perché spesso le percezioni sono una cosa, la realtà è un'altra. Infatti, se chiedessimo a un qualunque trentino se le attività commerciali in quattro vie simbolo del capoluogo (San Pietro, Suffragio, San Martino e Cavour) siano aumentate o diminuite negli ultimi dieci anni, probabilmente la risposta della gran parte sarebbe la stessa. Ovvero di serrande che si abbassano e commercianti che "tirano i remi in barca".
Invece lo studio dice che tra il 2014 e il 2025, il numero totale di attività nelle quattro vie simboliche del centro è rimasto quasi identico, anzi è cresciuto di una unità, da 170 a 171. Ma questo, è stato sottolineato, non significa stabilità e nemmeno buona salute. In realtà a Trento - come in tantissime città in Italia e in Europa - è in corso una trasformazione, tanto radicale quanto silenziosa.
A scomparire sono alcune tipologie di attività, a partire dai negozi di abbigliamento: ben 11 hanno chiuso o si sono trasferiti altrove, segno di un crollo verticale del comparto. D'altra parte, inutile nascondersi dietro a un dito, le scarpe e le magliette, i jeans e i maglioni oggi si comprano altrove. Anche e soprattutto online, con i negozi virtuali che molto spesso garantiscono più scelta e prezzi più vantaggiosi. A discapito, ovviamente, del confronto e del rapporto umano.
A crescere, invece, sono le attività di ristorazione e take away: dalla pizza al taglio al kebab, dai bar allo street food, in tanti hanno scelto il centro storico per aprire la propria attività. Per dirla con un inglesismo moderno, anche a Trento è arrivata la "foodification", ovvero quel fenomeno di trasformazione urbana in cui la proliferazione di ristoranti, bar e locali gourmet sostituisce le attività commerciali di quartiere, trasformando i centri storici in parchi divertimento gastronomici.
Di tutto questo si parlerà nella tavola rotonda "Abitudini di consumo, commercio e rigenerazione urbana" in programma mercoledì 15 alle 14.30 nell'aula Kessler a Sociologia in via Verdi. Durante l'incontro verranno presentati i risultati della ricerca sostenuta dal tavolo di collaborazione Comune di Trento/Ateneo UniCittà dal titolo "Commercio di prossimità nel Comune di Trento: ruolo, evoluzione e prospettive".
La responsabile scientifica Francesca Forno, insieme agli assessori di Trento e Rovereto Alberto Pedrotti e Michele Dorigotti, ha anticipato alcuni dati e risultati dello studio. «I problemi nel commercio ci sono - ha spiegato la prof Forno - ma non hanno una sola soluzione e affrontarli in maniera comune è molto utile. Nel nostro lavoro, con un campione esplorativo ma non rappresentativo, abbiamo svolto 22 interviste approfondite, di cui 20 a commercianti delle quattro vie, e ricevuto 1.226 questionari. Ma prima c'è stato il confronto con l'amministrazione, per capire a quali domande dovevamo provare a dare risposta, e un'attività di mappatura "storica" delle quattro aree».
Ancora: «I primi dati ci dicono che c'è una stabilità, non quella che ci si aspetta, ma una trasformazione profonda del Dna commerciale. Il centro storico di Trento non sta morendo, si sta trasformando in qualcos'altro, stiamo assistendo a una sostituzione di identità: dove c'erano botteghe, artigiani e negozi di abbigliamento, oggi ci sono takeaway, ristoranti e locali. Il problema non è il numero di vetrine aperte, ma cosa c'è dentro quelle vetrine. Inoltre trasformare le criticità in punti di forza è possibile».
Nel report è stato affrontato naturalmente anche il tema della sicurezza. Il 57 per cento dei cittadini che hanno risposto al questionario si sente sicuro o molto sicuro nel centro storico. Tuttavia, quasi 500 persone esprimono preoccupazioni e la percezione varia drasticamente da una via all'altra.
L'assessore Pedrotti ha chiuso: «Come amministrazione cerchiamo un approccio serio a temi complessi. E questo studio lo dimostra. Il fenomeno ha mille sfaccettature: c'è il tema parcheggi, ma anche quello turistico e quello degli alberghi. È in corso una forte trasformazione sociale: grazie a questo studio vogliamo comprenderla meglio e poi sfruttare al massimo i risultati che emergeranno».