Trento, l'Aci avverte la Giunta comunale: «Non rallentate il traffico in città»
Il presidente Dalmeri invita al realismo: comprimere la circolazione aumenta lo smog e sta penalizzando i cittadini
TRENTO. Nel dibattito sulla mobilità urbana il rischio è quello di trasformare un tema tecnico in un terreno di contrapposizioni ideologiche. Eppure, avverte Fiorenzo Dalmeri, presidente dell'Aci di Trento, rivolgendosi alla giunta comunale di Trento, se c'è un ambito che richiede competenza, misurazioni e capacità di leggere gli effetti reali delle scelte, è proprio questo.
Trento ha costruito la propria identità sulla qualità della vita: «È naturale che ridurre emissioni e migliorare l'aria sia un obiettivo condiviso». Ma condividere un obiettivo - avverte Dalmeri - non significa accettare qualsiasi strada per raggiungerlo, né tantomeno procedere per tentativi.Negli ultimi anni lo spazio dedicato alle auto private nel centro urbano si è progressivamente ridotto.
L'intenzione è chiara: diminuire il traffico. La domanda, però, dice il presidente dell'Aci è un'altra: «Queste misure stanno funzionando?» Perché comprimere il traffico non equivale a eliminarlo. Lo si sposta, lo si rallenta, lo si trasforma in congestione. E la congestione è la condizione peggiore: motori che ripartono di continuo, consumi che salgono, emissioni che aumentano. Gli studi europei lo confermano: in condizioni di stop-and-go i consumi possono crescere fino al 40%, le emissioni complessive fino al 20%.
È un paradosso che non possiamo ignorare. Se restringere una carreggiata o modificare un flusso genera code sistematiche, il risultato non è una città più sostenibile, ma una città più lenta, stressata e inquinata. E soprattutto meno prevedibile nei suoi tempi di percorrenza, un fattore che incide sulla vita quotidiana.
Un esempio emblematico, avverte Dalmeri, è l'eliminazione dei "golfi" alle fermate dei bus. Una scelta che in alcuni contesti può favorire il mezzo pubblico, ma che su assi già saturi rischia di bloccare tutto: un bus che si ferma in corsia, sottolinea infatti il presidente dell'Automobil club, crea colonne che si propagano per centinaia di metri, con ripartenze a catena e un peggioramento complessivo della fluidità. È la dimostrazione che non esistono soluzioni valide ovunque, ma solo interventi da valutare con attenzione, caso per caso.
«La sostenibilità - dice Dalmeri - non si costruisce con gesti simbolici, ma con analisi, modellazioni, simulazioni. L'obiettivo non deve essere "contro l'auto", ma "per una mobilità efficiente". Perché ogni giorno migliaia di persone entrano in città per lavorare, studiare, curarsi».
A loro invita a guardare Dalmeri, dobbiamo garantire accessibilità e tempi ragionevoli, senza trasformare gli spostamenti in un percorso a ostacoli, non vanno penalizzati.Una mobilità davvero moderna si regge su tre pilastri: flussi veicolari fluidi, un trasporto pubblico competitivo e una pianificazione basata su dati oggettivi. È su questo terreno che l'Aci chiede un confronto serio, aperto, tecnico.