Archeologia

La necropoli di Santa Croce tra le scoperte più importanti d’Italia nel 2025

Il prestigioso riconoscimento nazionale colloca il sito trentino tra i ritrovamenti più rilevanti dell’anno. Un contesto unico nell’arco alpino per estensione, conservazione e monumentalità. Dati che aprono nuove prospettive di studio sulla prima età del Ferro

TRENTO. Importante riconoscimento nazionale per l’eccezionale necropoli monumentale della prima età del Ferro emersa in via Santa Croce. Il sito è stato inserito al secondo posto nella graduatoria annuale delle sette scoperte archeologiche più importanti in Italia nel 2025 pubblicata dal prestigioso Il Giornale dell’Arte. Il contesto funerario trentino si colloca subito dopo la Casa del Tiaso e prima di importanti ritrovamenti come quelli di Pompei e Vulci, confermando la rilevanza scientifica della scoperta nel panorama archeologico nazionale.

La necropoli preromana è venuta alla luce durante attività di tutela preventiva dell’Ufficio beni archeologici della Provincia autonoma di Trento, in occasione del restauro di un edificio storico. Il contesto, sviluppato sulla porzione mediana del conoide alluvionale del torrente Fersina, si trova a circa otto metri di profondità sotto l’attuale piano stradale ed è rimasto straordinariamente conservato grazie a ripetuti episodi alluvionali. Finora sono state individuate 270 tombe a cremazione indiretta, complete di ricchi corredi, solo una parte di quelle potenzialmente presenti nel sottosuolo.

Il complesso si distingue per la presenza di imponenti stele funerarie infisse verticalmente, alte fino a 2,40 metri, disposte in file sub-parallele con orientamento nord-sud. Ogni stele segnalava una tomba principale in cassetta litica, coperta da un tumulo e circondata nel tempo da sepolture satelliti. I materiali impiegati, dai calcari del Rosso Ammonitico Veronese alla Scaglia Rossa, testimoniano una scelta consapevole delle risorse locali e una forte valenza simbolica del rituale funerario.

Le ricerche, dirette dalla dott.ssa Elisabetta Mottes e coordinate sul campo da Michele Bassetti ed Ester Zanichelli, hanno restituito corredi particolarmente ricchi, con armi e ornamenti in metallo, ambra e vetro, indicatori di identità sociali e di contatti con ambienti italici. Come sottolineato dall’assessora Mirko Gerosa, il ritrovamento apre nuovi orizzonti di studio e contribuisce a riscrivere la storia più antica di Trento, rafforzando l’importanza degli investimenti nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale.

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