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Nuovo regolamento in Comune:

salva Merler, ma la Lega non lo vuole

Andrea Merler, Paolo Piccoli, consiglio comunale, Trento, sudici sudisti
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Paolo PEDROTTI @ladige

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Il gruppo consiliare della Lega Nord Salvini del Comune di Trento è contrario all’ipotesi di modificare il regolamento d’aula in senso restrittivo rispetto ai tempi di intervento e di trattazione dei provvedimenti. I consiglieri leghisti si riferiscono alla proposta avanzata dal presidente del consiglio comunale, Paolo Piccoli, come mediazione rispetto alla mozione di sfiducia presentata da parte delle minoranze nei confronti del suo vice, Andrea Merler.
In un comunicato i consiglieri leghisti affermano che avrebbero preferito un dibattito in aula sul “caso Merler”, nato da quel post in cui il vice presidente apostrofava il governo Conte sostenuto da «sudici sudisti». Dopo le pubbliche scuse del consigliere - assicurano - avrebbero votato contro la mozione di sfiducia.
Il gruppo leghista non è pregiudizialmente contrario alla proposta di Paolo Piccoli di perseguire la modifica del Regolamento d’aula ma si dicono perplessi a colpire i tempi di intervento con lo scopo dichiarato di snellire i lavori ed evitare le azioni ostruzionistiche. «Come minoranza “responsabile” - scrivono - abbiamo dimostrato serietà e concretezza verso la città durante i lavori per l’approvazione in tempi rapidi del D.U.P. 2021-2023. Ciò premesso, siamo disponibili verso la proposta di istituire una commissione per la revisione e il miglioramento del Regolamento ma consideriamo disdicevole la ventilata ipotesi di modifica dei tempi di trattazione degli atti, considerando ciò sia una riduzione del rapporto democratico che uno ridimensionamento del ruolo della minoranza che comunque rappresenta una parte importante della città».
Il comunicato è firmato da Giuseppe Filippin, Vittorio Bridi, Daniele Demattè Daniele e Alessandro Saltori. E qui si apre un giallo perché manca la firma della quinta consigliera comunale, Bruna Giuliani, che contattata ieri sera in merito afferma di non essere a conoscenza dell’iniziativa dei colleghi. E la cosa è abbastanza clamorosa visto che si tratta della capogruppo, che non è stata nemmeno sentita dai suoi colleghi su questa iniziativa per la quale hanno usato la carta intestata del partito e speso il nome del gruppo.

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