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Che spettacolo, a Natale,

la via sul Chegul illuminata

dalle torce dei giovani Sat

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Paolo Giacomoni

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Accanto ai classici appuntamenti natalizi legati alla liturgia, al presepe e agli incontri famigliari c’è una tradizione a Povo che si ripete ormai da 46 anni nella notte di Natale: l’illuminazione della «Via dei Falchi».

Il Chegul è la montagna più cara ai «poèri», sovrasta il sobborgo con il suo inconfondibile profilo di Dante ed è da sempre la palestra preferita del foltissimo gruppo della tradizione alpinistica locale. La «Via dei Falchi», forse più nota come «La Campanela» fu aperta nel 1932 da due giovani alpinisti locali: Attilio Cagol (Falco) e Tullio Pizzinini (Cosacco) che, calandosi dall’alto, appesero una campana su due tubi infissi nella roccia e sopra di essa posarono un falco di ferro battuto con le ali spiegate (da qui il nome della via) ed in seguito salirono lo spigolo (difficoltà di 4°) che corrisponde proprio al «barboz» (mento) del presunto profilo del Sommo Poeta.

La prima edizione della «fiaccolata alla Campanella» risale invece alla notte di Natale del 1973 e da allora ogni 24 dicembre è caratterizzato dalla striscia di luci sul Chegul perfettamente visibili, tempo permettendo, da ogni angolo di Povo.

Quest’anno i giovani della Sat di Povo, favoriti anche da una splendida notte stellata, hanno voluto «esagerare» disseminando sullo spigolo calcareo ben 24 fiaccole. E l’effetto è stato spettacolare.

Questa edizione, come sempre molto apprezzata nel sobborgo, era guidata (e non poteva essere altrimenti) da Daniele Cagol il giovane nipote di Attilio Cagol «Falco/Casar», primo salitore della parete con il contributo indispensabile di altri otto altrettanto giovani «satini»: Emanuele Dellai, Matteo e Giordano Faletti, Luca Forti, Daniele Giacomoni, Martin Giovanazzi, Andrea Lovato e Davide Miori. Grande soddisfazione ed inevitabile brindisi e spuntino finale in vetta al Chegul con categorico appuntamento all’edizione 2020.

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