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Nonna di 91 anni scappa

dalla casa di riposo

e gironzola per la città

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Per fortuna tutto si è risolto bene, e questa è la bella notizia. Ma la preoccupazione è stata moltissima. I fatti: martedì pomeriggio un’anziana signora, classe 1928, ospite della Casa di riposo Beato de Tschiderer di via Piave, riesce a uscire dalla struttura, probabilmente trovando una porta aperta.

«Deve essere accaduto intorno alle 15.30 - racconta il figlio - e io sono stato avvertito poco meno di un’ora dopo. Sono corso lì e tutti la stavano cercando. Una signora mi ha poi detto che le era sembrato di averla vista uscire e così le ricerche si sono allargate anche all’esterno, ma non sapevo in che direzione si fosse mossa. Sono stati avvertiti prima il vigile di quartiere, poi i carabinieri e nel frattempo ho chiamato amici e parenti. Verso le 19.30 la chiamata dei carabinieri: “l’abbiamo trovata, in via Brennero. Sta bene ma la facciamo portare in ospedale”. Un sollievo».
L’incubo finisce e, come detto, tutto si è risolto senza conseguenze. «È stato un pomeriggio orribile, quattro ore infinite. Fortunatamente non si è fatta niente e nessun’altra persona: lei è affetta da Alzheimer e la malattia l’ha portata ad avere difficoltà, ad esempio, ad attraversare la strada e quindi sarebbe potuto accadere qualche incidente. Ora che tutto è finito dico semplicemente una cosa: non è possibile che sia accaduto e non deve accadere di nuovo. Anche perché si tratta di un servizio che viene pagato, e profumatamente, è quindi questa “fuga” è inaccettabile».
A confermare l’accaduto è il direttore del Beato de Tschiderer Michele Bottamedi. Che prima di tutto, però, ci tiene a manifestare il proprio dispiacere e quello di tutti gli operatori. «Vogliamo esprimere solidarietà e comprensione alla famiglia che ha vissuto ore di grande preoccupazione. Ci dispiace veramente tantissimo. Poi esprimiamo un ringraziamento alle forze dell’ordine e a tutte le persone che si sono attivate in quelle ore di ricerca».

Detto questo, come è potuto accadere? «Che succeda è una possibilità remotissima, prima di ieri avrei detto impossibile, soprattutto da nucleo “Girasole”, dedicato alle persone affette da Alzheimer.

Probabilmente qualcuno ha aperto una porta nel giardinetto interno e ha fatto uscire la signora. Poi è riuscita ad attraversare i corridoi e la portineria senza evidentemente dare nell’occhio: qui abbiamo 200 ospiti della Casa di riposo, con relativi parenti che vengono ogni giorno, poi facciamo 1.500 trattamenti di logopedia all’anno e poi c’è tutto il movimento delle cure intermedie. Questo per dire che a quell’ora del pomeriggio il via vai è continuo. Inoltre tutti gli ospiti hanno una sorta di orologio rilevatore, che mettiamo da protocollo in tutta la struttura, tranne per il reparto “Girasole”, perché appunto è il più sicuro e sorvegliato di tutti, bisogna suonare il campanello per entrare, le porte non si possono aprire dall’interno. Più di così diventerebbe una prigione. Lì abbiamo dodici ospiti e nove operatori a tempo pieno, quindi un parametro di quasi 1 a 1, mentre nel resto del Beato de Tschiderer siamo a 2,1 ospiti per 1 operatore».

Nonostante tutto questo quel nucleo non è accreditato dalla Provincia: la questione è economica, non legata alla qualità del servizio. Un riconoscimento farebbe rima anche con finanziamento, ma fino ad ora non è mai arrivato. Il direttore chiude con un appello. Perché, al netto della vicenda di ieri, quello degli anziani e dell’Alzheimer è un tema sempre più importante nella società di oggi e soprattutto in quella di domani. «La cittadinanza va sensibilizzata, la collaborazione di tutti è molto importante, tanto più per strutture di città come la nostra, mentre nei paesi è forse più facile avere controllo e rete sociale».

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