Rifiuti bruciati a Bolzano o Verona

I rifiuti residui, quelli destinati finora alle discariche, saranno per almeno due anni esportati e bruciati negli inceneritori di Bolzano (vedi foto) e di Verona. Lo ha detto l'assessore provinciale all'ambiente Mauro Gilmozzi presentando alla commissione del consiglio provinciale il Quarto aggiornamento del Piano di gestione dei rifiutiI tuoi commenti

di Franco Gottardi

inceneritoreTRENTO - I rifiuti residui, quelli destinati finora alle discariche, saranno per almeno due anni esportati e bruciati negli inceneritori di Bolzano e di Verona. Lo ha detto l'assessore provinciale all'ambiente Mauro Gilmozzi presentando alla commissione del consiglio provinciale il Quarto aggiornamento del Piano di gestione dei rifiuti. 
 
Il nuovo impianto di Bolzano in questi giorni è fermo a causa di problemi di funzionamento, ma evidentemente la Provincia conta in una soluzione positiva del problema e in ogni caso deciderà dove esportare le circa 60mila tonnellate all'anno da smaltire solo dopo una trattativa sui costi. 
 
Ma la fase dell'incenerimento in un termovalorizzatore sarà provvisoria e dovrebbe durare fino al 2017. In quella data infatti, secondo le previsioni del Piano, sarà pronto l'impianto di trasformazione del residuo in Css, il combustibile solido secondario, che dovrebbe essere collocato a Ischia Podetti (anche se il Comune di Trento non è convinto che sia l'ubicazione migliore). Quel Css, prodotto attraverso un processo meccanico di separazione dei metalli e della plastica e successiva triturazione in grani molto fini, verrà poi bruciato in centrali elettriche a carbone o nei cementifici.
 
«Probabilmente fuori provincia» spiega l'ingegner Paolo Nardelli, dirigente dell'Agenzia per la depurazione, che ieri ha illustrato il Quarto aggiornamento anche alla commissione ambiente del consiglio comunale. Gli impianti abilitati dal decreto Climi a bruciare il combustibile prodotto dai rifiuti infatti hanno bisogno di una certificazione molto restrittiva e devono essere di grosse dimensioni, quindi difficilmente il Css andrà a finire nei forni dell'Italcementi di Sarche o del cementificio di Tassullo, come temono gli ambientalisti e le popolazioni locali. In ogni caso Nardelli, rispondendo alle perplessità di Lucia Coppola, consigliera comunale dei Verdi, assicura che dal punto di vista della sicurezza e dell'impatto sulla salute la soluzione sarà migliore rispetto al vecchio progetto di inceneritore a Ischia Podetti. «In un impianto come quello - spiega - il residuo viene bruciato in media a 800 gradi con possibilità che si possano creare diossine, tanto che quelli di ultima generazione sono dotati di camera di post combustione a 1.200 gradi per evitare il problema. Nei cementifici invece si raggiungono temperature di quasi 1.500 gradi, livelli a cui non esiste il pericolo diossina».
 
Argomentazioni che vorrebbero convincere i dubbiosi sul salto di qualità. Comunque, a scanso di equivoci, l'assessore Gilmozzi fa presente che i cementifici trentini, se dotati della necessaria certificazione, con la liberalizzazione del trasporto e della vendita del Css potranno in futuro anche acquistare il combustibile da fuori provincia senza che nessuno possa impedirlo. La Provincia insomma, con le nuove regole, non è in grado di controllare l'ultimo anello della catena dello smaltimento e con il Quarto aggiornamento non fa altro che adeguarvisi, al minor costo economico ed ambientale possibile.
 
Queste le argomentazioni per una scelta che segna una svolta netta rispetto al passato e che archivia quindici anni di progetti e polemiche. L'inceneritore non è più attuale, non perché non sia ritenuto valido ma perché per i numeri del Trentino non sta più in piedi dal punto di vista economico. Lo si era capito quando il bando per costruirne uno da 100.000 tonnellate all'anno era andato deserto ed è oggi ancora più evidente visto che con una raccolta differenziata del 75% siamo ormai scesi a una produzione di residuo di 63.392 tonnellate nel 2013.

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