ROVERETO. L'ipotesi di reato, formulata dalla procura della Repubblica di Macerata nei confronti dell'ex sottosegretario alla cultura e presidente del Mart Vittorio Sgarbi è pesante: contraffazione di opere d'arte, riciclaggio derivante dal tentativo di nascondere la provenienza delittuosa del dipinto "La cattura di San Pietro" e autoriciclaggio.

Sono accuse legate al caso dell'opera di Rutilio Manetti (pittore del Seicento senese) e Sgarbi rischia una condanna fino a 12 anni.

Da parte sua la risposta affidata ad un comunicato: «Fiducia nei giudici. Certo della trasparenza delle mie condotte e dimostrerò che le contestazioni sono infondate. Per quanto riguarda il Mart, non cambia nulla».

Nel merito della vicenda che vede coinvolto il presidente del Museo di arte moderna e contemporanea l'assessora provinciale alla cultura Francesca Gerosa non vuole entrare: «Sono in Svizzera per la presidenza Arge Alp e non so nulla. Io guardo come si lavora nei nostri musei sul nostro territorio, di tutto il resto non mi occupo. Lo ripeto: noi stiamo guardando ai risultati del Mart e il Mart in generale sta lavorando bene. Ogni giorno esce una notizia nuova ma la nostra attenzione, come le dicevo, è concentrata sull'attività del museo». Al centro della vicenda la tela secondo l'accusa rubata nel castello di Buriasco (Torino) nel febbraio 2013, e riapparsa nel 2021 (in riproduzione 3D), come inedito di Manetti e di proprietà di Sgarbi, a Lucca nella mostra "I pittori della luce", da lui curata.

Le indagini partirono dopo un'inchiesta giornalistica del Fatto Quotidiano e di Report. Il dipinto di Manetti venne poi sequestrato, così come la copia in 3D, dai carabinieri nel gennaio scorso, nel corso di alcune perquisizioni durante le quali Sgarbi lo consegnò spontaneamente.

Gli inquirenti hanno sottoposto la tela ad un esperto dell'Istituto centrale per il restauro (Icr) e, come conferma la Procura di Macerata, dal confronto con i materiali di un frammento del quadro rubato, i dipinti coinciderebbero. A carico di Sgarbi pesano anche le dichiarazioni del pittore reggiano Pasquale Frongia, riferisce la Procura, che ha ammesso nell'interrogatorio ai carabinieri di avere, su incarico di Sgarbi, realizzato sul dipinto la torcia che prima non c'era. Dopo l'avviso di chiusura indagini, Sgarbi potrà chiedere di essere sentito, presentare memorie, controperizie difensive.

Il critico d'arte ha sempre respinto ogni addebito, affermando che la torcia nel quadro vi sarebbe sempre stata e che quello rubato sarebbe una "brutta copia". Dice di aver rinvenuto il Manetti a Villa Maidalchina di Viterbo acquistata dalla fondazione Cavallini-Sgarbi nel 2000.

«I miei difensori, gli avvocati Alfondo Furgiuele e l'avvocato Giampaolo Cicconi, - ha dichiarato Sgarbi - sono impegnati a ricostruire la realtà dei fatti oggetto d contestazioni, che ritengo comunque infondate. Ribadisco la trasparenza e la correttezza delle mie condotte. Ho piena fiducia nei giudici che dovranno valutare il risultato delle indagini. Respingo le parziali e fuorvianti ricostruzioni di certa stampa alla quale non interessa la verità dei fatti ma accreditare come vere le ipotesi dell'accusa».