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ROVERETO. Sarà il collegio del tribunale presieduto dal giudice Riccardo Dies (con a latere Monica Izzo e Fabio Peloso), il 26 settembre, a decidere le sorti dell'allenatore di pallavolo 41enne (radiato dalla Federazione nazionale nel dicembre 2023) accusato di violenza sessuale ai danni di una sua atleta minorenne.
La gup Pasquali ha infatti rinviato a giudizio l'educatore che ora affronterà il processo con rito ordinario. Rischiando molto in caso di condanna, dunque, anche se l'imputato si ritiene innocente. È stata la pm Viviana Del Tedesco a chiedere di rimandare tutto all'aula del dibattimento e gli avvocati - Sonia Speri e Luisella Speccher per la difesa, Andrea de Bertolini per la parte civile - non hanno obiettato. Le indagini che hanno portato all'accusa di violenza sessuale aggravata sono partite dopo la denuncia della vittima. E si sono basate sul suo racconto ascoltato in incidente probatorio.
L'aggravante contestata è dovuta alla minore età della ragazza e al ruolo dell'uomo nella sua vita di atleta. Un ruolo di guida, di persona di fiducia che era alla base del rapporto che legava la pallavolista con il coach. Che per altro conosceva da tempo e che stimava come allenatore. Un rapporto, quindi, che lei viveva come «normale», seguiva i suoi consigli, probabilmente era felice quando lui le faceva dei complimenti ma niente più.
Le intenzioni di lui, invece, sarebbero state diverse, stando alle parole della presunta vittima che a maggio 2023 si era presentata dai carabinieri assieme ai genitori per raccontare quello che aveva subito, per raccontare l'incubo che aveva vissuto. Ci sarebbero stati primi approcci, anche innocenti, che nel tempo si sarebbero trasformati in qualcosa di più: prima avrebbe allungato le mani, poi episodi minori ma non per questo meno molesti, e atteggiamenti culminati nello stupro. La ragazza ha riferito che avrebbe tentato di respingerlo ma l'uomo l'avrebbe costretta a subire un rapporto sessuale completo. E da queste parole, come detto, sono partite le indagini che hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura ed ora al processo vero e proprio.
Nel frattempo la giustizia sportiva ha accelerato e anticipato tutti. La reazione della Fipav, la Federazione italiana pallavolo, ha infatti radiato l'allenatore. «Atti violenti di natura sessuale nei confronti dell'atleta minorenne, non consenziente, culminati con lo stupro della minore». Queste le motivazioni alle base della decisione. «La prova acquisita dalla procura federale appare certa e le dichiarazioni della minorenne veritiere», scrive il tribunale presieduto dall'avvocato Massimo Rosi, sottolineando la gravità dei fatti che hanno cagionato «grave disdoro alla federazione italiana pallavolo e al movimento pallavolistico tutto». Le contestazioni mosse al coach trentino parlano di «atti violenti di natura sessuale, compiuti in più occasioni, nei confronti dell'atleta minorenne senza il suo consenso, a lui affidata in ragione della sua qualifica di allenatore e culminati con lo stupro della minore». Da qui la radiazione con effetto immediato. Il regolamento, infatti, non prevede la sospensione in attesa della definizione del procedimento del giudice ordinario.«Allibiti e senza parole. No so cosa dire: un allenatore impeccabile, bravo con le ragazze e che non hai avuto un appunto da parte di chicchessia. Non so cosa sia successo, in verità, però questa vicenda mi sembra veramente strana». Il presidente della squadra di pallavolo che si è trovato con un allenatore radiato per le accuse di violenza sessuale nei confronti di un'atleta (che all'epoca dei fatti, aveva 17 anni) non sa darsi una spiegazione. «Per carità, non entro nel merito specifico della questione e quindi, come gli altri della nostra società, non so cosa sia successo. Però, ripeto, a noi del direttivo non è mai arrivata alcuna lamentela o segnalazione di sorta». N.G.


