PHOTO
Leggere, un po’ come scrivere, è uno strumento potentissimo di libertà. «Perché le narrazioni, a differenza delle “spiegazioni dei fatti”, permettono di riscoprirsi autori di nuove possibili storie e di rileggere la propria esperienza cogliendone il senso emotivo e le possibili direzioni di sviluppo». Maria Luisa Bonura, psicologa e coordinatrice del servizio Aurora alla Fondazione famiglia materna di Rovereto, racconta come attraverso i libri si possano aiutare le donne che hanno conosciuto la violenza di genere. Lei l’ha sperimentato assieme alle ragazze ed alle donne ospitate nella struttura che offre accoglienza e sostegno psicosociale a chi sceglie di intraprendere un percorso di uscita dalla violenza. «I libri diventano strumenti di cambiamento per chi ha subìto un trauma di questo tipo, “luoghi” di ricerca personale per chi sta riscostruendo la propria autonomia». Ma hanno anche un altro grande potenziale: «Attraverso i libri queste donne possono aiutare i propri bambini e le proprie bambine a costruire un immaginario libero dalla violenza e da quegli stereotipi di genere che spesso condizionano i rapporti tra uomini e donne».
È nata così, con questi presupposti e grazie alla sensibilità di alcune librerie trentine, l’iniziativa del servizio Aurora di Fondazione famiglia materna. L’obiettivo è quello di dotare la casa d’accoglienza di una piccola biblioteca. «Le operatrici hanno preparato una sorta di “lista dei desideri” per la biblioteca Aurora - continua Bonura - inserendo molti titoli che le donne incontrate, nel tempo, hanno apprezzato e trovato stimolanti». Le librerie che hanno già aderito al progetto (La Seggiolina Blu, Giunti al punto di via Oss Mazzurana e Il Papiro, a Trento; Mondadori, Giunti al punto e Piccolo Blu, a Rovereto) si sono dotate di questi titoli nei rispettivi negozi e li propongono accanto a materiale informativo sull’iniziativa. Il loro ruolo è duplice: da una parte informano e sensibilizzano la clientela e dall’altra contribuscono ad arricchire la biblioteca Aurora, con l’aiuto concreto di chi acquista uno di questi libri e lo dona alla Fondazione famiglia materna.
«Il problema prioritario per queste donne spesso è quello di sopravvivere, quindi nella maggior parte dei casi non hanno avuto modo di avvicinarsi a questo tipo di letture - commenta Elena Chesta, della libreria La seggiolina blu -. Il potere della metafora e della parola però possono avere un impatto molto forte nella vita e nella crescita interiore delle persone. Da qui la scelta di alcuni librai di dotarsi di questi libri segnalati dalle operatrici del servizio Aurora e di proporli ai clienti per partecipare al progetto della biblioteca. I segnalibri e gli opuscoli che riassumono il progetto spuntano come funghi tra gli scaffali per segnalare l’iniziativa, così possiamo raccontare di questa realtà anche a chi non acquista». L’interesse suscitato in queste prime settimane nelle librerie è un segnale che promette bene: «Ci vorrà un po’ per spiegare di cosa si tratta e far decollare l’inizaitiva, ma sono certa che donare un libro diventerà un’abitudine e il progetto potrà crescere sempre di più» aggiunge Patrizia Barbara, della libreria Piccoloblu di via Rialto. «Le donne rinascono anche dai libri che scelgono e trovano in essi le parole per raccontare ai loro figli la libertà» conclude Maria Luisa Bonura.


