PHOTO
ROVERETO. Il tumore ai polmoni che lo ha ucciso è strettamente correlato al suo lavoro. Il decesso è quindi conseguenza diretta della malattia contratta sul lavoro e ora Inail deve riconoscere alla moglie e alle figlie minorenni dell'uomo la rendita prevista dalla legge. E pagare anche le spese del funerale.
Così ha deciso il giudice del lavoro di Rovereto Michele Cuccaro che ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Giovanni Guarini e Laura Manunta per conto dei familiari stretti del saldatore morto due anni e mezzo fa. Una decisione - siamo al primo grado, è bene specificarlo - alla quale si è arrivati recuperando materiale e testimonianze risalenti anche a trent'anni fa. Passo necessario per legare la neoplasia dell'uomo all'ambiente di lavoro in cui era stato impiegato per oltre tre decenni.
All'iniziale domanda fatta dalla famiglia all'Inail per poter accedere alla rendita per i superstiti (prestazione economica che riconosce una percentuale di quanto il lavoratore assicurato e deceduto percepiva se la morte è collegata ad un infortunio sul lavoro o ad una malattia professionale), l'istituto aveva risposto negativamente. Il motivo? L'uomo era un accanito fumatore e non era stato adibito alle lavorazioni dell'acciaio inossidabile, alle quali viene ricondotta l'esposizione a cromo esavalente e nichel, sostanze classificate come cancerogene certe dalla Iarc.
Così si è andati davanti al giudice del Tribunale di Rovereto. Gli avvocati della moglie e delle figlie del deceduto hanno sostenuto la natura professionale della patologia quale conseguenza dell'esposizione pluridecennale ai fumi di saldatura, portando anche diversi testi a parlare in aula.
«Dall'istruttoria testimoniale - si legge nella sentenza - è emerso che: nel luogo di lavoro non vi era una separazione tra il reparto di lavorazione del ferro e quello dell'inox; il capannone ove venivano effettuate le saldature è stato per molti anni privo di idonei impianti di areazione; il lavoratore assicurato - al pari degli altri saldatori - non utilizzava i dpi, dispositivi di protezione individuale, ossia le mascherine a protezione delle vie respiratorie».
Tali risultanze «escludono ogni fondatezza alla tesi dell'Inail secondo cui non si verterebbe in tema di patologia tabellata non essendo il lavoratore assicurato stato addetto alle lavorazioni dell'inox, visto e considerato che la promiscuità del luogo di lavoro ha certamente fatto sì che egli fosse esposto anche a sostanze quali cromo esavalente e nichel tabellate per la neoplasia polmonare».
Ne consegue - conclude il giudice Michele Cuccaro - che alle ricorrenti, rispettivamente moglie e figlie del de cuius, deve essere riconosciuto il diritto alla rendita ai superstiti e all'assegno funerario, con decorrenza di legge dal decesso dell'assicurato.
E quindi «L'Inail deve essere condannato alla costituzione in favore delle ricorrenti della rendita nonché alla corresponsione dell'assegno funerario richiesto (10mila euro), nella misura e con la decorrenza di legge, ed al pagamento dei ratei maturati e scaduti, oltre interessi legali, da portare in detrazione alle somme dovute a titolo di rivalutazione monetaria». Inail condannata anche al pagamento delle spese processuali.
A prevedere la rendita per i superstiti in caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale è l'articolo 85 del decreto del presidente della Repubblica numero 1124 del 1965. La rendita è calcolata in percentuale sulla retribuzione annua del lavoratore defunto (o sul massimale di legge previsto) ed è ripartita tra gli aventi diritto.
Al coniuge o parte dell'unione civile spetta il 50 per cento della retribuzione. In caso di nuovo matrimonio, viene corrisposta una tantum una somma pari a tre annualità di rendita. Ai figli (legittimi, naturali, riconosciuti, adottivi o affidati) spetta il 20 per cento a ciascun figlio. La quota sale al 40% per gli orfani di entrambi i genitori. In mancanza di coniuge e figli, spetta una quota agli ascendenti, ossia ai genitori. In mancanza di coniuge, figli e genitori i beneficiari sono i collaterali, ossia i fratelli e sorelle.


