ROVERETO. Licenziato ingiustamente da McDonald's per aver chiuso il ristorante a Mori Stazione due ore prima di mezzanotte a causa della carenza di personale ma reintegrato, e risarcito, dal giudice del lavoro Michele Cuccaro.

È questo l'epilogo di una causa che ha visto protagonista un manager del noto fast food che, come emerso in udienza, ha solo applicato i protocolli dettati dal colosso mondiale della ristorazione che, di fronte ad una consistente quantità di clienti, prevede un'adeguata presenza di lavoratori. Quella sera mancavano collaboratori e al fast food c'era parecchia gente. Per questo il responsabile del turno ha preferito concentrare gli sforzi sul «Mc Drive», servizio gettonatissimo. I vertici della «Taratarì srl», la società che gestisce il ristorante, non hanno gradito la decisione del manager e l'hanno licenziato.

Questo, lamenta l'interessato, nonostante avesse avvisato pubblicando la scelta sulla chat aziendale attivata su Whatsapp alla quale sono iscritti anche direttore e vice. E, tra l'altro, anche la sera prima aveva assunto la medesima decisione per evitare di far venir meno la qualità del servizio, come riferito al giudice e come sarebbe riportato nelle direttive della casa madre prodotte in causa.Il dirigente, insomma, dopo dieci anni di onorato servizio si è visto dare il ben servito per giusta causa. Troppo, a suo dire, per non impugnare la decisione e chiedere pure il ristoro dei danni e gli mancati stipendi. Sotto accusa, come detto, è la chiusura del ristorante alla 22 anziché a mezzanotte con l'apertura serale e notturna solo del «Mc Drive». Di questo, assicura il dipendente licenziato, erano stati notiziati tutti due ore e mezzo prima di procedere e nessuno aveva risposto ai messaggi.

Non solo, essendo manager sarebbe il responsabile dell'azienda in assenza del direttore e del vice. Insomma, a fronte di un silenzio-assenso il ricorrente ha agito di conseguenza. Per quanto riguarda l'incasso giornaliero, poi, la flessione sarebbe stata minima e comunque non tale da ipotizzare una colpa grave. Per contro, la «Taratarì» chiedeva al lavoratore il risarcimento di 70mila euro per mancati guadagni dovuti proprio alla chiusura anticipata della sala interna. La stessa società che gestisce il McDonald's di Mori Stazione, per altro, ha ricordato che quand'è subentrata nella conduzione dell'attività ha avvisato i dipendenti che qualunque prassi operativa in atto prima era da considerarsi cancellata. La contestazione che ha portato al licenziamento, poi, deriva dal fatto che la chiusura anticipata avrebbe creato confusione nei riders e nei clienti abituali facendo piovere sul locale diverse recensioni negative postate sui social rovinando l'immagine del ristorante. La sera «incriminata», ha ribadito invece il ricorrente, c'erano tantissimi giovani perché coincideva con l'inizio del nuovo anno scolastico e in servizio c'erano solo tre dipendenti esperti e due neoassunti a fronte di un organico che avrebbe dovuto essere di otto persone già formate.

Per il giudice Michele Cuccaro non ci sono dubbi: «Il lavoratore non ha agito all'oscuro dei suoi superiori e non ha ricevuto segnali contrari quando ha scritto su Whatsapp che avrebbe chiuso prima. La sua condotta non è stata minimamente connotata dai profili di gravità richiesti per giustificare un provvedimento espulsivo tanto grave quale è il licenziamento per giusta causa. Da ciò discende l'obbligo di reintegrare il ricorrente e di pagargli un'indennità risarcitoria pari a dodici mensilità dell'ultima retribuzione nonché il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali fino alla reintegrazione, maggiorati degli interessi».

Il giudice, tra l'altro, oltre a riconoscere al lavoratore circa 35mila euro di ristoro ha previsto pure una condanna di 3mila euro per la società che gestisce il McDonald's: «Va osservato come la richiesta di un risarcimento danni di 70mila euro per la chiusura di due ore di un locale e per del tutto indimostrate e fantasiose lesioni all'immagine appare talmente iperbolica da giustificare una condanna per responsabilità aggravata».