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ROVERETO. Abiti e scarpe di tutte le taglie e i numeri, per uomo, donna e bambino. E poi accessori come cappelli, sciarpe e borsette, oppure biancheria per la casa, lenzuola e trapunte. Articoli usati e conservati in ottime condizioni, esposti con cura e in perfetto ordine su scaffali e grucce, con prezzi irrisori che variano da 1 a 10 euro.
«È una questione di dignità» spiega Sara Gazzini, responsabile di "Altr'Uso" della Caritas, punto vendita di vestiti usati aperto nel 2011 in via Indipendenza e dal 2018 trasferito in piazza Damiano Chiesa. «Vendiamo a prezzi simbolici ma non regaliamo, perché chi si rivolge a noi è più contento di poter pagare, anche se poco, per ciò che prende».
E se un tempo i clienti erano stranieri, madri e padri di famiglie numerose o, più in generale, cittadini indigenti, oggi chi si presenta in negozio è per lo più giovane e nemmeno particolarmente bisognoso. Soprattutto si tratta di studenti che hanno sviluppato una certa sensibilità per le tematiche ambientali e un'intensa avversione per il cosiddetto "fast fashion".
«I primi anni venivano da noi persone con poca disponibilità di spesa - continua Gazzini - . Oggi non è più così, qui entrano molti studenti universitari che poi ci ringraziano, perché in negozio trovano effettivamente di tutto: dalle belle magliette a 2 euro ai capi di pregio, fino alle lenzuola di qualità. È vero che l'abbigliamento ormai si trova a poco prezzo anche nuovo, ma noi offriamo riciclo e qualità, non novità di plastica. E poi questo è il negozio più internazionale di Rovereto: passano clienti di tutte le nazionalità».
Sul web oggi si moltiplicano i siti di prodotti usati, ma i responsabili di "Altr'Uso" tengono a sottolineare come in quel caso si tratti di attenzione all'ambiente soltanto parziale.
«Su certi siti internet si vende qualsiasi cosa di seconda mano - continua la responsabile - ma se il prodotto che ho scelto si trova dall'altra parte del mondo, ci sono anche da considerare i trasporti che, ovviamente, inquinano parecchio. Qui invece cerchiamo di favorire un'economia circolare, che non ha bisogno di mezzi di trasporto. In questo modo promuoviamo anche un aspetto di sobrietà e di cura del Creato che i giovani apprezzano molto».
Le regole per consegnare i propri abiti usati al punto vendita della Caritas diocesana sono semplici e allo stesso tempo rigorose.
«Si viene qui per donare, non per disfarsi di indumenti da buttare - spiega Gazzini -. Chi viene da noi desidera regalare qualcosa che è ancora bello e che magari non indossa più perché ha cambiato taglia, o semplicemente gusti».
E gli articoli più richiesti? «Quelli da uomo, indubbiamente, forse perché gli uomini di solito indossano i capi fino a consumarli, quindi ne vengono donati molti meno. Soprattutto per le scarpe maschili siamo sempre un po' in emergenza».
In quindici anni il progetto di rivendita di abbigliamento "second hand" è talmente cresciuto che oggi l'urgenza è quella di trovare un magazzino più grande per lo stoccaggio dei capi.
«Il nostro problema è quello degli spazi», continua Giovanni Matassoni, operatore che affianca da un paio d'anni la responsabile, assieme a una quindicina di volontari.
«Questa struttura, di proprietà della parrocchia di San Marco, non basta e per ora ci appoggiamo a un magazzino dell'oratorio di Lizzanella. Per gestire la raccolta siamo costretti a ricevere su appuntamento. A volte però dobbiamo rimandare la consegna di settimane, o addirittura mesi».
E sempre nell'intento di restituire dignità a chi non dispone di grandi risorse, è stato introdotto da qualche tempo l'"articolo sospeso": un buono spesa che qualsiasi cliente può donare a chi entrerà da "Altr'Uso" dopo di lui.


