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ROVERETO. Crollano i funerali tradizionali, quelli con le sepolture; e sempre più roveretani scelgono per il proprio caro la cremazione. Risultato? I cimiteri non dovranno più essere ingranditi. Non ce ne sarà più bisogno. Così i Comuni, preso atto dell'avvenuto cambiamento sociale (è un trend di crescita costante lungo ormai quarant'anni) intervengono per modificare le previsioni urbanistiche, liberando dal vincolo dell'espansione dei camposanti i terreni limitrofi. Sarà proprio quello che succederà questa sera in Consiglio comunale, dove i consiglieri sono chiamati a votare l'adozione definitiva della variante che "salva" il vecchio edificio dell'Orto di San Marco, in via Pasqui, sottraendolo alla destinazione cimiteriale e aprendo la strada al suo recupero.
Al centro del provvedimento c'è il fabbricato di proprietà comunale, con una superficie di pertinenza di circa 1.100 metri quadrati, che sorge nell'area di circa 8.300 metri quadrati destinata ad oggi dallo strumento urbanistico vigente all'ampliamento del cimitero di San Marco, il maggiore della città oggi esteso su circa 22mila metri quadrati. L'edificio, costruito indicativamente nell'Ottocento e già documentato nel catasto austroungarico del 1859-60, presenta murature in sassi, solai e copertura in legno, ma versa in condizioni di degrado tali da escludere sia una semplice conservazione sia una tutela tipologica integrale. Per questo la variante lo inserisce tra gli edifici storici isolati, con obbligo di schedatura e categoria di intervento di ristrutturazione edilizia.
Decisivo, come detto, alla base della scelta dell'amministrazione Robol, il dato sulle esigenze cimiteriali. Secondo l'analisi della Società multiservizi Rovereto (Smr), che gestisce i cimiteri cittadini, negli ultimi trent'anni i feretri si sono ridotti di circa il 65%, passando da 141 a 50 all'anno, mentre la cremazione è diventata la modalità prevalente, arrivando a circa il 75% delle sepolture. Il reporto di Smr sottolinea che il sistema cimiteriale di San Marco è in equilibrio strutturale e non necessita di ampliamento territoriale nel medio periodo, orientando semmai la pianificazione verso il potenziamento di urne, ossari e cinerari.
Il provvedimento all'esame questa sera dei consiglieri è stato già approvato dalla Provincia, tramite il servizio Urbanistica e tutela del paesaggio, che ha definito la variante coerente con gli obiettivi di recupero e rifunzionalizzazione dell'area. Anche la soprintendenza per i beni culturali ha dato parere positivo chiedendo un aggiornamento della scheda dei vincoli, con l'indicazione che l'immobile dovrà essere sottoposto a verifica dell'interesse culturale ai sensi degli articoli 10 e 12 del Codice dei beni culturali.
La relazione tecnica preparata dagli uffici di Palazzo Pretorio sottolinea che la collocazione periferica dell'edificio rispetto al nucleo cimiteriale rende la modifica urbanistica marginale e non pregiudica eventuali futuri ampliamenti del cimitero stesso.
Il contesto più ampio dell'Orto San Marco, come noto, è già interessato da un progetto sperimentale di gelsi-bachicoltura avviato dal Comune nel 2020, nell'ambito di un percorso di valorizzazione culturale legato alla tradizione della seta. Con l'adozione definitiva, il Comune completa così un percorso avviato oltre un anno fa, che punta a restituire funzione e dignità a un immobile storico oggi in disuso, senza incidere sulla capacità ricettiva del cimitero di San Marco.


