ROVERETO. Il Covid è meno violento ma ancora non è si è estinto. Certo, i tempi di guarigione sono ridotti al minimo ma rimane comunque una malattia contagiosa. Come tale, quindi, vanno preservati i potenziali «untori» e gli altrettanto potenziali contagiati. Per questo, alla casa di riposo Sacra Famiglia di via Saibanti a Rovereto - che ospita un centinaio di anziani non autosufficienti - domenica pomeriggio è stato chiuso il primo piano dove si è registrato, appunto, un caso di positività. I 38 ospiti, ovviamente, sono in isolamento in attesa delle verifiche e della fine del rischio, come detto pochi giorni.

I parenti, però, come al solito sono meno pazienti dei... pazienti e hanno contestato la decisione della struttura. Che, ovviamente, ha seguito le direttive evitando di propagare il coronavirus in una Rsa che, di suo, accoglie persone fragili e che dunque che possono correre pericoli. Il tam tam, sulle chat dedicate, della chiusura ha raggiunto i familiari di chi ha un anziano alloggiato in una qualsivoglia Rsa cittadina e la voce si è sparsa raccogliendo commenti più o meno accettabili.

Di fatto, però, per questioni sanitarie davanti ad un contagio non si può certo spalancare la porta, piuttosto il contrario.

«Prudenzialmente abbiamo deciso di chiudere il primo piano - conferma la direttrice suor Rosaria Messina -. É successo domenica pomeriggio e, come sempre, c'erano tanti parenti in visita. Purtroppo ci sono casi di Covid ma anche una quindicina di anziani con la febbre, pur essendo negativi, e altri ospiti in cura con antibiotici. Abbiamo comunque contattato il medico e abbiamo deciso di chiudere un piano alle visite».

Ma la reazione dei congiunti non è stata certo di comprensione. «Alcuni parenti si sono arrabbiati, addirittura minacciando di andare dai carabinieri. Ci hanno accusato di aver sottratto loro i familiari. Mi dispiace che dicano questo, perché la priorità è tutelare l'ospite. Sono persone fragili e, tra l'altro, l'isolamento dura solo tre giorni. E poi ci tengo a ricordare che il contagio arriva da fuori, da chi entra dall'esterno. E la procedura impone di circoscrivere il fenomeno. Questo abbiamo fatto, ma qualcuno purtroppo non ci pensa e si arrabbia».

Dopo il biennio da paura 2020-2021, insomma, tutto è finito nel dimenticatoio. Ci si è scordati dell'emergenza e dei lutti prodotti dalla pandemia e quando si è tornati alla normalità quel periodo da girone dantesco è stato cancellato dalla memoria. Il Covid, però, pur mutato c'è ancora (i numeri, in realtà, sono in aumento pur non generando allarmismo nella popolazione adulta) e ad essere in pericolo sono proprio gli anziani e i fragili. Che, come giustamente sottolinea suor Rosaria, «vanno preservati».

La Casa Sacra Famiglia di via Saibanti è, di fatto, la quarta Rsa della città con la Vannetti, la Kolbe di Borgo Sacco e la Fontana in piazzale Defrancesco. É una struttura per anziani non autosufficienti realizzata nel 1987 e completamente ristrutturata dal 2011 al 2015. É gestita dalle Piccole Suore della Sacra Famiglia con la collaborazione di consulenti e responsabili dei vari settori. I reparti di degenza delle residenti sono tre e in ognuno ci sono 20 camere (singole e doppie), una sala da pranzo, due sale tv e una fisioterapia di piano. Al piano zero si trovano la hall, la chiesa, la zona ristoro e gli uffici e il centro diurno Alzheimer mentre al piano interrato la palestra per la sala animazione, la parrucchiera, il salone delle conferenze, la cucina ed il guardaroba.