ROVERETO. «Il polo della protezione civile non è un regalo che la Provincia autonoma di Trento fa alla città di Rovereto. É un'opera pubblica che questa città deve avere. E allora perché la giunta del presidente Maurizio Fugatti ha trovato 9 milioni di euro per finanziare la pista indoor dello stadio Quercia e non ha ancora stanziato i soldi per la caserma? Eppure tutti e due sono contenuti nel protocollo d'intesa firmato nel 2017 tra la Provincia e il Comune».

Fino ad ora è stato zitto il comandante dei vigili del fuoco volontari di Rovereto, Marco Simonetti. Certo, si è interessato della questione molte volte in questi anni ma ha lasciato che fosse la politica a lavorare. Nel frattempo ha cercato soluzioni temporanee per portare avanti l'attività del corpo in una caserma fatiscente. Ed avrà anche chiesto a che santo votarsi per portare a termine un progetto redatto nel 2018 dal suo predecessore Luca Minatti, revisionato l'anno scorso con gli uffici comunali e ancora senza un finanziamento.

Pare che manchino ancora i criteri per stabilire chi avrà la priorità nell'accaparrarsi i soldi che spettano a questo tipo di opere, anche se è davvero difficile immaginare che la caserma della seconda città del Trentino che sta cadendo a pezzi debba competere con qualche altra caserma o intervento minore.

«Noi siamo stati zitti fino adesso e abbiamo lasciato lavorare la politica - commenta amareggiato il comandante Simonetti - ma sia noi che i vigili del fuoco permanenti che prestano servizio ogni giorno nella nostra caserma viviamo una grande situazione di disagio».

Le crepe nei muri le ha viste lo stesso Fugatti con i suoi occhi, quello che forse non conosce sono le situazioni di vita quotidiana di chi in caserma ci resta per garantire la sicurezza della città e della Vallagarina.

«Abbiamo una sola doccia e siamo in sessanta volontari; un bagno riservato alle donne e due per gli uomini. Nei turni di notte dormiamo in sala conferenze ed abbiamo dovuto creare lo spazio femminile con una parete di legno. I permanenti vivono per dodici ore al giorno nella sala ricreativa».

Il Comune la sua parte la fa: «Il servizio tecnico ha messo in campo molti interventi di manutenzione straordinaria, sostituzione porte e serramenti. Cerca di tamponare quel che può».

Ma la struttura, in parte inagibile, ha davvero pochi spazi vivibili. «Gli undici nuovi allievi l'altra sera li abbiamo accolti con le loro famiglie in un'autorimessa, con tavoli e panche da sagra, e non potranno avere nemmeno un armadietto, dovranno portarsi il materiale a casa. Non è dignitoso. Non abbiamo spazi per corsi formativi o assemblee, non abbiamo una sala riunioni. Noi il nostro servizio lo facciamo anche sotto una tettoia ma Rovereto sta attendendo da troppo tempo questo polo».

Il progetto infatti non riguarda soltanto i vigili , anche se questa è la situazione più urgente: ci sono anche il soccorso alpino senza una sede (Abbiamo dovuto sfrattarli, nel piazzale c'è uno dei loro mezzi e materiale ammucchiato ma non c'è posto»), la Croce rossa, le associazioni dei cani da ricerca e gli psicologi per i popoli. Perfino i mezzi degli stessi pompieri in parte sono in via Zeni negli spazi di Trentino sviluppo. «Ci siamo anche noi!» aggiunge Simonetti. «Ho grande rispetto per il mondo dello sport e dell'associazionismo, l'Us Quercia merita la pista indoor, non c'è dubbio.

Ma perché per noi non hanno trovati i soldi? A livello comunale ho trovato interesse e supporto, ma a livello provinciale no. Il dirigente della protezione civile Raffaele De Col e il presidente Maurizio Fugatti parlavano di chiavi in mano entro il 2023 annunciando questo progetto. E Fugatti aveva confermato il finanziamento dopo la messa di Santa Barbara, lo scorso dicembre. Invece siamo ancora qui senza certezze».