ROVERETO. Le premesse erano ottime e le aspettive pure. Ma di quell'oasi di refrigerio che avrebbe dovuto essere il vanto del Parco del Leno è rimasto solo un rigagnolo frequentato da zanzare e moscerini e che, di quando in quando, puzza. E pensare che il percorso Kneipp alle Zigherane era stato presentato come un luogo gratuito aperto a tutti dove sfruttare i toccasana dell'idroterapia e rilassarsi sul prato a ridosso della foce del Leno. Quel luogo ameno, però, è sì partito ma poi ha smesso di funzionare.

Sollevando polemiche ma soprattutto interrogazioni da parte del consigliere comunale del Patt Domenico Catalano che per due volte ha chiesto lumi all'amministrazione e per due volte ha ricevuto risposte diametralmente opposte. Quel sentiero di benessere tanto decantato - a tal punto da spenderlo anche come promozione turistica - in altre parole è abbandonato a se stesso e questo perché è abusivo. E a realizzarlo in sfregio alle autorizzazioni, come ha ammesso lo stesso Comune, è stata la Provincia attraverso i Bacini montani.

Quella camminata a piedi nudi nell'acqua a Borgo Sacco, buona per riattivare la circolazione sanguigna, era stata inaugurata il 25 giugno 2015 e presentata come sito di relax che avrebbe attirato i roveretani e perfino i turisti. Invece, come detto, il «sogno proibito» si è interrotto per carenza di risorsa idrica. «Purtroppo la roggia Paiari è vecchia, è del 1700 e risente degli acciacchi dell'età. L'uso ipotizzato in origine ora non è più possibile», così parlò l'assessore all'ambiente Ruggero Pozzer.

La questione, adesso, torna a fare capolino a palazzo Pretorio. Perché Catalano, giustamente, non molla la presa e snocciola la cronistoria che parla da sola.
«Il titolo che consentiva la derivazione dell'acqua dalla roggia Pajari era scaduto il 31 dicembre 2018. Da quel momento non era più possibile deviare l'acqua. Per superare tale criticità il 24 luglio 2019 il Comune presentava una domanda di concessione per derivare l'acqua dalla falda sottostante mediante un pozzo, prevedendone l'utilizzo dall'1 maggio al 30 settembre, con una portata massima e media di 20 litri al secondo e restituzione delle acque al fiume Adige. Aprie autorizzava il Comune alla realizzazione di un pozzo del diametro di 250 millimetri per la ricerca della falda, stabilendo che tutti i lavori dovessero essere completati entro il 31 dicembre 2021. Ma il pozzo non è mai stato realizzato, la ricerca della falda non è mai stata effettuata e l'autorizzazione è decaduta. Oggi, per riattivare l'iter, è necessario ripresentare una nuova richiesta».

Insomma, il mancato funzionamento del percorso Kneipp non era dovuto al materiale accumulato sul vaglio, come detto inizialmente, ma dall'assenza di autorizzazione a derivare l'acqua dalla roggia Pajari. «Se la situazione fosse stata verificata con maggiore attenzione già nel settembre 2025, sarebbe stato possibile attivarsi tempestivamente per richiedere una nuova autorizzazione allo scavo del pozzo, evitando di perdere ulteriore tempo. È stata invece la mia seconda interrogazione a maggio a determinare una più approfondita rilettura della documentazione amministrativa e a far emergere il reale stato della vicenda.

Nel frattempo sono trascorsi anni durante i quali i cittadini roveretani sono stati privati della possibilità di usufruire di un bene pubblico che, soprattutto durante le estati sempre più calde, avrebbe potuto offrire sollievo dal caldo, favorire momenti di aggregazione e migliorare la qualità della vita, in particolare per le famiglie, gli anziani e tutte quelle persone che non possono permettersi di trascorrere le vacanze fuori città. Un'opportunità perduta che merita risposte chiare e, soprattutto, un impegno concreto affinché il percorso Kneipp possa finalmente tornare ad essere un patrimonio fruibile dalla collettività».