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ROVERETO. Quasi sei milioni di euro. Tanto la Rialto Costruzioni, l'azienda che ha costruito la Rsa di piazzale Defrancesco, ha chiesto al Comune di Rovereto come risarcimento dei danni patiti. Una richiesta che è stata respinta dal tribunale di Rovereto. Una causa complicata quella che si è discussa davanti al giudice Giulio Adilardi, come complicati e lunghi sono stati i lavori per la realizzazione per la più recente casa di riposo della città, quella intitolata a Lucia Fontana. A difendere gli interessi di palazzo Podestà, l'avvocato Emiliano Ballardini.
Ma andiamo con ordine. Nell'agosto del 2013 il Comune affida alla Rialto l'appalto per la realizzazione della Rsa con la fine lavori indicata nel febbraio del 2016. Ma gli ostacoli per portare a termine l'intervento - spiega l'azienda nella sua memoria - si palesano fin dall'inizio. «Sin dal principio dell'esecuzione dell'appalto - si legge negli atti - si verificavano circostanze, non ascrivibili a colpa o volontà della ditta, che provocavano lo sconvolgimento del piano tecnico-operativo programmato, obbligando la società a pause, sospensioni e ritardi, con conseguente grave alterazione dell'equilibrio contrattuale ed insorgenza, in capo alla Rialto Costruzioni, di oneri non previsti né tanto meno prevedibili».
L'azienda, che si è affidata all'avvocato Magliocca, avrebbe segnalato puntualmente i problemi ricevendo, dicono, risposta solo con molto ritardo. E comunque «non può essere preso in considerazione - ha sostenuto la difesa della Rialto - alcun termine finale di ultimazione dei lavori, in quanto alle importanti variazioni richieste dalla stazione appaltante (il Comune, ndr) non è mai corrisposta la rideterminazione di alcun nuovo termine finale». Questo perché il Comune aveva richiesto il pagamento (richiesta comunque non definitiva) di una penale per i tempi sforati, richiesta respinta dalla Rialto la quale, a sua volta chiedeva l'indennizzo milionario. Perché? «La forzata ridotta attività e/o inattività di cantiere, cui l'attrice è stata costretta, le cui cause non sono riconducibili in ambito delle prestazioni dalle parti considerate in fase contrattuale, ha fatto insorgere in capo all'appaltatrice oneri non propri e quindi, ripetibili nei confronti del committente, in quanto costituenti maggiori oneri rispetto alle possibili previsioni che scientemente considerabili in fase di gara. È evidente a parere dell'azienda la responsabilità del Comune, per le evidenti omissioni in sede progettuale, fonte di oneri aggiuntivi non previsti né tanto meno prevedibili». Tutte accusa che Ballardini come legale del Comune, ha respinto, contestando integralmente la ricostruzione dei fatti della controparte.
C'erano state sì delle varianti ma decisamente necessarie per il rinvenimento di amianto durante le lavorazioni di scavo e per conformare le lavorazione a nuove norme. «L'approvazione delle varianti - ha sostenuto la difesa - ha determinato un incremento dell'appalto originario da euro 6.762.278,40 ad euro 8.941.942,47, tuttavia le stesse sono state tutte assunte di concerto con la società appaltatrice, che le ha sempre condivise ed accettate, e con le modalità più consone per evitare ritardi od aggravi. La società appaltatrice, poi, tace completamente di aver formulato lei stessa delle richieste di proroga». Il giudice, come detto, ha respinto la richiesta di risarcimento perché. «Le riserve proposte dalla Rialto ("causa" della richiesta di indennizzo) sono intempestive e comportano la decadenza dal diritto di far valere le relative pretese economiche. Le riserve sollevate non sono infatti iscritte nei modi e nei tempi prescritti». Rigettata anche la richiesta del Comune relativa al pagamento della penale per i ritardi nella conclusione dei lavori.


