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ROVERETO. “Ero impanicata, avevo paura per me e per la mia famiglia, temevo che potesse scappare all'ospedale come aveva già fatto in passato e venire a casa a farci del male. Adesso che è arrestato sono tornata a respirare. Spero che non esca più”. Così Gloria Gabrielli commenta il fatto che suo fratello Giovanni sia stato sottoposto alla misura della "custodia cautelare in luogo di cura" perché sussiste, scrivono i carabinieri, «il concreto e attuale pericolo che l'uomo, se lasciato in libertà, possa commettere altri reati della stessa specie». Ossia omicidio.
Lei è figlia di Annamaria Sartori, l'anziana trovata morta la sera domenica 15 giugno nella sua abitazione di via Sticcotta. Per gli investigatori dei carabinieri e per la procura di Rovereto Annamaria è stata uccisa. Uccisa dal figlio che le era piombato in casa all'improvviso dopo un'assenza durata sei mesi.
«Con quella stessa mano con la quale mi faceva tremare di paura la notte nella nostra camera da letto di bambini, con quella stessa mano ha ucciso mia mamma - dice Gloria con la voce spezzata -. Quando si era allontanato da qui per andare a Lecce, avevamo iniziato a respirare, a vivere più tranquilli, perché gli ultimi 35 anni per noi sono stati terribili, caratterizzati dalla paura. Poi, una settimana prima della tragedia, abbiamo saputo che era arrivato a Rimini e mi si è gelato il sangue nelle vene - "Si sta avvicinando" ho pensato e ho chiesto a mia mamma di chiudere sempre la porta di casa. Ma io so che quando domenica Giovanni si è presentato da lei, era contenta. Ne sono sicura. Il suo grande cuore di mamma che l'aveva portata a non denunciare una serie di comportamenti di mio fratello nel corso degli ultimi 35 anni, l'ha tradita un'ultima volta. E si è consumata la tragedia».
Dopo l'allarme dato dalla stessa Annamaria attraverso il telesoccorso, alle 22.20 di domenica 15 giugno in via Sticcotta erano arrivati sanitari e investigatori. La donna non presentava ferite evidenti ma aveva degli ematomi che avevano fatto nascere il sospetto che potesse trattarsi di una morte non naturale. Che potesse esser stata strangolata. Sospetto di una morte non naturale che è stato confermato anche dai primi esiti dell'autopsia (la relazione finale arriverà fra poco meno di due mesi).
Quindi le indagini e le prime indicazione dell'esame autoptico hanno portato la procura della repubblica «a richiedere al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Rovereto - si legge nel comunicato dell'Arma diramato ieri - la misura della custodia cautelare in luogo di cura (Gabrielli è ricoverato ad Arco in seguito ad uin Tso eseguito nella notte fra domenica e lunedì, ndr) nei confronti del figlio della donna, indagato per il reato di omicidio aggravato dall'esser stato commesso contro l'ascendente e in circostanze di persona - età della vittima - tali da ostacolare la difesa. La richiesta è stata accolta, attesa la sussistenza a carico dell'indagato di gravi indizi di reato, desumibili dalle risultanze delle indagini e dall'esito dell'autopsia, nonché sussistendo il concreto e attuale pericolo che l'uomo - se lasciato in libertà - possa commettere altri reati della stesse specie. La misura è stata eseguita dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile del comando della Compagnia di Rovereto e il Gip, alla presenza del difensore d'ufficio, ha proceduto all'interrogatorio di garanzia.
La misura, date le attuali condizioni di salute psichica dell'uomo comporta - in luogo della custodia in carcere - il ricovero provvisorio dell'indagato in idonea struttura del servizio psichiatrico ospedaliero e l'adozione di tutti i provvedimento necessari per prevenire il pericolo di fuga».
«Quando, la sera di domenica, ho saputo che mia mamma era morta - racconta ancora Gloria Gabrielli - ho capito immediatamente che non poteva essere stato un malore ad ucciderla. La mamma, nonostante i suoi 86 anni, aveva una salute di ferro. Un anno fa era caduta a terra sbattendo la testa, ma si era ripresa in pochissimo tempo. Aveva un cuore perfetto e il massimo di medicina che prendeva era il Moment. Con Giovanni la nostra vita è stata difficile dal 1995. Ci sono stati tanti episodi che hanno riguardato la mamma che avremmo dovuto denunciare e forse non ci sarebbe stato questo tragico epilogo. Ma la portavo dai carabinieri e davanti alla porta prima di entrare, scoppiava in lacrime. Non voleva denunciare il figlio, gli voleva bene, non voleva procurargli dolore. E il suo grande cuore di mamma, il suo amore, l'ha tradita un'ultima volta domenica sera. Per sempre».


