Le foto staccate dal muro. Le scarpiere semivuote. Le valigie e i borsoni aperti sul letto. Il campo profughi di Marco domani chiuderà. E gli 87 richiedenti asilo rimasti verranno trasferiti alla residenza Fersina di Trento, chiudendo di fatto una pagina di storia della città.
Tra loro Gnassi, 25 anni, e Tayirou Rachid, 23, arrivati a Marco più di due anni fa. Avevano lasciato il Togo assieme, sfidando deserti, la Libia e poi il mar Mediterraneo. E sempre assieme ora dovranno lasciare quella che era diventata la loro casa.

ROVERETO PROTEZIONE CIVILE MARCO ULTIMI PROFUGHI PRIMA DI SPOSTAMENTO EX CASERMA DI VIA FERSINA DA SX I SENEGALESI GNASSI - TAXIROU RACHID E ANED DIOCKOU
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ROVERETO PROTEZIONE CIVILE MARCO ULTIMI PROFUGHI PRIMA DI SPOSTAMENTO EX CASERMA DI VIA FERSINA
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UN VILLAGGIO MAI AMATO

Oggi si spegne la luce. Il campo di Marco, dopo aver ospitato in otto anni tremila profughi in arrivo da ogni angolo dell’Africa e dell’Asia - gente in fuga dalla guerra, dalla fame, dalle dittature e, in alcuni casi, da se stessa - viene  chiuso ai migranti per tornare ad essere il centro della Protezione civile.

Per quasi un decennio, però, è stato trasformato in un paese figlio di una società che ha paura degli altri, con un via vai continuo di fantasmi che, non essendo costretti a rimanere, si incamminavano sul ciglio della statale per raggiungere l’Europa sognata, lontana forse ma magari no, in fin dei conti non avevano la più pallida idea di dove fossero capitati. Ma è stato pure una fotografia di un mondo che, volenti o nolenti, sarà sempre più multietnico al di là dei muri e delle barricate di chi si ostina a voler chiudersi dentro casa propria.

ROVERETO PROTEZIONE CIVILE MARCO ULTIMI PROFUGHI PRIMA DI SPOSTAMENTO EX CASERMA DI VIA FERSINA
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