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ROVERETO. Avevano trasformato un capannone dismesso e in attesa di demolizione in una casa, ben più di un rifugio di fortuna ma proprio una dimora in assenza di posti più comodi dove sistemarsi. Il fenomeno dei senzatetto, d'altro canto, è assai diffuso e si alimenta anno dopo anno a causa dei soldi che non ci sono, degli affitti alle stelle e del lavoro che manca o è sottopagato.
E così l'ampio compendio dell'ex Cartotecnica, in via Balista a San Giorgio, era un posto adatto allo scopo: abbandonato, disabitato, coperto, una casa da occupare senza dare fastidio a chicchessia. Quel via vai di fantasmi, soprattutto africani, ha però insospettito i residenti che hanno allertato il responsabile della fabbrica, il curatore fallimentare che ha preferito cautelarsi in caso di infortuni denunciando alla procura l'occupazione abusiva dello stabile.
Oltre alla querela formalizzata dal liquidatore della società, alle forze dell'ordine sono arrivate parecchie segnalazioni che parlavano di entrate ed uscite dall'industria abbandonata di persone senza fissa dimora. E così sono partiti i controlli, prima dei vigili urbani e poi di polizia e carabinieri. In uno dei blitz sono stati fermati due giovani maghrebini - D.M. e E.K.J. - che sono stati identificati e quindi denunciati per invasione di edifici, un reato che prevede la reclusione da 1 a 3 anni e la multa da 103 a 1.032 euro. Tanto, considerando che i due ragazzi trovati all'interno dell'immobile, per altro vuoto, non avevano un solo euro in tasca.
A processo, però, ci sono fini ugualmente accusati, appunto, di aver invaso arbitrariamente, in concorso tra loro, due capannoni di proprietà privata al fine di trarne profitto adibendoli a dimora. Proprio il delegato del proprietario, però, in udienza ha confermato di aver sporto querela per cautelarsi ma che non aveva alcuna velleità di procedere contro gli imputati visto che i capannoni erano di fatto dismessi e, in quanto legale rappresentante della società intestataria, era stato avvisato dagli abitanti delle case vicine che vi erano giovani che entravano nello stabilimento ma di non aver alcun interesse economico a mandare via gli occupanti dall'ex Cartotecnica visto che era destinata a sparire.
Le difese degli imputati, al termine del procedimento, hanno chiesto il proscioglimento perché l'occupazione era giustificata dallo stato di necessità. Una tesi che la giudice di pace Maria Chiara Piccoli non ha accolto: «Ai fini dell'integrazione della causa di giustificazione invocata è necessario che ricorrano congiuntamente l'esistenza di un pericolo attuale di un danno grave alla persona, non volontariamente causato dall'agente, non altrimenti evitabile e fronteggiato mediante una condotta proporzionata al pericolo stesso. Nel caso di specie, non emerge la sussistenza di tali presupposti e non risulta dimostrata la presenza di un pericolo attuale e concreto di danno grave alla persona, tale da rendere inevitabile la condotta posta in essere dall'imputato».
Condannati, quindi? No, visto che l'occupazione abusiva, l'aver trasformato una fabbrica abbandonata e in previsione di essere demolita in una casa di fortuna è stata ritenuta una bagatella. «Dall'esame delle risultanze istruttorie - si legge infatti in sentenza - emerge che il fatto oggetto di contestazione, pur risultando storicamente verificatosi e astrattamente riconducibile alla fattispecie incriminate contestata, presenta caratteri di particolare tenuità dell'offesa tali da non giustificare la prosecuzione del procedimento penale. La stessa parte offesa ha dichiarato di non avere alcun interesse economico a mandare via gli occupanti degli immobili, che erano destinati ad essere abbattuti, e che la vicenda fosse molto triste per l'aspetto sociale di difficoltà in cui si trovavano gli imputati. Deve inoltre tenersi conto delle peculiari condizioni personali degli imputati, i quali risulta versassero in una situazione di marcata fragilità socioeconomica, essendo privi di stabile dimora e inseriti in un contesto di evidente marginalità sociale».


