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ROVERETO. Riconfermati tutti gli altri presidi degli istituti superiori in città, l'unica nuova nomina per l'anno scolastico inaugurato ieri interessa il liceo delle Scienze umane "Filzi".
La direzione di quello che un tempo era l'istituto magistrale passa alla dirigente Norma Borgogno.
Formazione classica, docente di lettere per anni alla scuola media inferiore, la neo dirigente originaria di Trento compie ora il "salto" alle superiori, dopo quattro anni alla guida dell'istituto comprensivo Altopiano di Piné.
Dirigente, si aspettava questa nomina?
«No, sinceramente mi ha sorpresa. Pensavo di passare in qualche comprensivo di Trento, la città dove vivo. La scuola superiore per me è un nuovo mondo da scoprire, fino ad ora vissuto soprattutto nel ruolo di genitore».
Lei è arrivata al Filzi da pochi giorni, quali sensazioni ha?
«Da subito ho avuto l'impressione di un ambiente accogliente, dove tutti si mostrano molto collaborativi e disponibili. A partire dalla dirigente Broz che ha curato il classico passaggio di consegne, facendomi conoscere tutte le persone di riferimento e stendendo l'ordine del giorno del primo collegio docenti assieme a me».
Quali sono le prime indicazioni che ha dato al collegio dei docenti?
«Ho cercato di esprimere il mio modo di pensare la scuola che corre su tre linee fondamentali: responsabilità, determinazione e voglia di mettersi in gioco.
Sono poi convinta che il lavoro di squadra faccia la differenza per raggiungere assieme l'obiettivo prioritario che è il benessere dei ragazzi.
In questa epoca di grande solitudine tra gli adolescenti, il benessere è sicuramente la nuova sfida educativa. Ho quindi cercato di invitare il collegio docenti a mantenere verso gli studenti sempre uno sguardo attento e un ascolto autentico».
A proposito di ascolto dei ragazzi, il ministro Valditara ha annunciato che non sarà più possibile rifiutare il colloquio d'esame. Che ne pensa?
«Da un lato capisco che uno studente voglia manifestare il suo pensiero, anche perché parliamo di ragazzi quasi adulti, ma c'è modo e modo. Poi sposterei l'attenzione sulle motivazioni e mi chiedo quale sia la ratio dietro un'azione così forte».
La scuola da anni deve far fronte a diagnosi sempre più frequenti di "bisogni educativi speciali". A dire di alcuni, come il filosofo Umberto Galimberti, si tratta della tendenza a ospedalizzare tutto, a incasellare qualsiasi difficoltà in un disturbo specifico o in una certificazione. Che ne pensa?
«C'è stato sicuramente un incremento esponenziale di diagnosi di disturbi dell'apprendimento come dislessia, disortografia e così via.
Forse però tendiamo a volere degli studenti "soldatini", e forse c'è un po' di paura nella gestione della perdita di controllo di ragazzi. Non lo so, me lo chiedo.
Certo è che con i dati alla mano l'aumento di diagnosi è evidente e noi dobbiamo attrezzarci sia per capire le relazioni dei neuropsichiatri, sia poi per aiutare gli studenti.
L'unica via è la personalizzazione dell'azione didattica e educativa, che permette anche di seguire e valorizzare le eccellenze.
Di grande attualità è il maggior peso che dovrebbe avere il voto di capacità relazionale.
«Sulla valutazione della capacità relazionale dobbiamo darci dei criteri molto precisi. Se uno studente riceve tre note e prevediamo di conseguenza un provvedimento disciplinare, c'è prima da valutare il peso di ogni singola nota.
Sono certamente per le regole chiare, ricordando però che le regole danno confini ma incastrano.
Piuttosto penso che la scuola debba aprirsi agli studenti con i quali co-costruire anche le regole, che sono parte integrante del processo di crescita».
Cosa porterà al Filzi della sua esperienza precedente da dirigente?
«A me sta molto a cuore l'educazione finanziaria che mi piacerebbe diventasse, con i necessari adeguamenti, un aspetto dell'Educazione civica e alla cittadinanza.
Vorrei anche stringere i rapporti con il territorio, pensando a quali positività possono portare i ragazzi del Filzi alla comunità.
Per questo dico: abbattiamo un po' di muri e facciamo rete, per una scuola il più possibile partecipata e aperta alle relazioni».


