PHOTO
ROVERETO. Colpo di scena all'assemblea dei soci dell'accademia degli Agiati a palazzo del Bene. All'ordine del giorno il punto cruciale era l'eventuale revoca del nome di Benito Mussolini dal novero dei soci, formalmente richiesta da Duccio Canestrini. Una discussione anticipata da alcuni interventi sulle pagine di questo giornale della presidente dell'accademia Patricia Salomoni, dello stesso Canestrini, di Mario Cossali, dello storico Francesco Filippi, e di diverse voci del mondo politico e sociale. Un confronto che si annunciava dunque a dir poco animato, che però poi non c'è effettivamente stato.
Dopo il dettagliato intervento del professor Sandro Stringari atto a smontare la necessità, o meglio l'opportunità, del voto dato che "il socio in questione è già deceduto, anzi è stato assassinato", è intervenuto l'avvocato Bruno Ballardini, portando all'attenzione dell'assemblea la relazione approvata alla fine della seduta degli Agiati datata 17 febbraio 1946.
E qui la clamorosa rivelazione che ha sorpreso i numerosi soci presenti. Sì perché la questione di fatto non esiste, dato che a togliere il nome di Mussolini - seppur non con una revoca formale, ma con un giudizio espresso a lato dell'annuncio della scomparsa - ci avevano già pensato gli Agiati all'indomani della sua morte.
«I soci defunti venivano normalmente commemorati - ha spiegato Ballardini - e nei verbali che ho trovato nel librone conservato nell'archivio dell'accademia se ne trova puntualmente traccia. Di Mussolini invece, dopo la morte, si trova un passaggio anomalo che di fatto io interpreto come una revoca. Non una revoca perfetta, certo, ma interpretabile come tale, anche in considerazione del fatto che i soci che prima lo acclamavano, sono gli stessi che in quello scritto condividono un netto giudizio».
«È infine mio dovere ricordare che scompare dall'albo dei soci corrispondenti - si legge nella relazione approvata da Livio Fiorio, l'allora presidente dell'accademia - anche il nome dell'uomo che nella sua fatale aberrazione di potenza e nella successiva innaturale alleanza con le forze del pangermanesimo hitleriano, anziché riportare l'Italia sulla scia luminosa di una superiore civiltà, oscurò e travolse il destino della Nazione, vittima a sua volta delle più atroci reazioni che i popoli possano aver vissuto nel doloroso e travagliato cammino della loro storia».
"Ne bis in idem", "non due volte la stessa cosa", è stato quindi precisato dall'avvocato Ballardini, principio giuridico per il quale non si processa due volte una persona per lo stesso fatto. Quindi il voto - scongiurato dalla stessa presidente Salomoni che invitava l'assemblea a non spaccarsi sulla faccenda - non ha più avuto ragion d'essere.
Inutile quindi l'accorato appello che Canestrini aveva rivolto ai soci pochi minuti prima, quando aveva tentato di scuotere le coscienze richiamando i crimini nazisti, chiedendo il voto in assemblea per revocare la nomina a socio del Duce. «Se Hitler o uno dei medici nazisti nei lager risultassero soci dell'accademia cosa faremmo? Ce lo terremmo?».
E ancora, ricordando i molti Comuni che hanno già revocato la cittadinanza onoraria a Mussolini, l'antropologo aveva rammentato che perfino Salò ha già compiuto l'atto. «Un atto etico doveroso, dal valore storico e simbolico - aveva aggiunto Canestrini - che non cancella la storia, anzi. In futuro la storia registrerà l'espulsione di Mussolini dall'accademia».
La storia invece, su questo punto, è già stata scritta 80 anni fa, ma nessuno tra gli Agiati ne era al corrente prima della rivelazione di Ballardini. Hanno quindi proposto la conferma della decisione del '46 il professor Massimo Franzoni e il professor Paolo Marangon, mentre la professoressa Angela Romagnoli ha richiamato l'importanza di costituire una rete tra accademie per riflessioni comuni sulla storia.
È stata così votata all'unanimità la conferma con condivisione della relazione del presidente Florio con l'impegno caldeggiato dalla presidente Salomoni di proseguire l'approfondimento storico sul periodo fascista, «pagine per troppo tempo passate sotto silenzio», tramite l'indizione di un bando rivolto alle giovani generazioni di storici.
Perché, ha commentato il professor Fabrizio Rasera, autore di una ricerca in atto sui rapporti tra l'accademia degli Agiati e il Fascismo, «essere antifascisti oggi è diventato una categoria troppo generica».


