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ROVERETO. Una convivenza difficile, anzi, una convivenza rumorosa è quella che è finita sul banco del giudice civile di Rovereto, che ha riconosciuto che la musica ad alto volume “sparata” per diverse ore al giorno dà diritto a un risarcimento. Sia patrimoniale (per coprire in parte i mancati affitti di un appartamento) sia non patrimoniale (per il perdurante fastidio e il malessere a questo conseguente), per un totale di poco più di 42mila euro.
La vicenda finita in tribunale a Rovereto inizia nel 2022, quando viene dato in affitto un locale al piano terra di un piccolo edificio della città. Il locatario all’interno dello spazio allestisce uno studio di registrazione musicale. Al piano di sopra non abita nessuno, ma si tratta di un alloggio destinato a essere affittato, di proprietà della stessa persona che abita al secondo piano. Ed è quest’ultima che ha portato il tecnico musicale davanti al giudice civile per vedersi ristorare dei danni patiti fino al 2024, anno in cui dei lavori di insonorizzazione dello studio hanno posto fine al fastidio.
Le ragioni della proprietaria
Ma fra il 2022 e il 2024 cosa è successo? La musica prodotta all’interno dello studio di registrazione si sarebbe costantemente propagata al piano superiore e a quello ancora sopra provocando, di questo si lamentava la proprietaria, suoni, rumori e vibrazioni superiori ai limiti di legge e comunque, così è stato detto, superiori alla soglia della normale tollerabilità.
Questo anche perché, si legge in sentenza, che riepiloga anche la vicenda, «la soglia della normale tollerabilità di dette immissioni sarebbe superata in ragione della loro frequenza (ricorrendo quasi tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, spesso anche il sabato mattina), degli orari in cui si verificherebbero (dalle 9-10 alle 18-22), della loro durata nell’arco della giornata (anche di ore) e della loro intensità, tenuto conto del rumore di fondo assai limitato stante la condizione dei luoghi».
La segnalazione del rumore non sopportabile, prima di arrivare in tribunale, è approdata negli uffici comunali e un ingegnere era stato chiamato a verificare di persona la situazione. Nella sua relazione, portata anche nella causa civile, «avrebbe dato atto del superamento dei limiti delle immissioni prodotte dall’attività».
Per chi ha presentato la causa le immissioni prodotte dallo studio di registrazione avrebbero quindi reso «impossibile locare l’appartamento al primo piano e avrebbero gravemente interferito con lo svolgimento della vita familiare nell’appartamento al secondo piano, cagionando quindi un danno sia di tipo patrimoniale, pari alla mancata percezione dei canoni, sia di tipo non patrimoniale».
La difesa e la decisione del giudice
L’altra parte della causa si è difesa sostenendo che le immissioni sonore non avrebbero mai superato i limiti di legge e che, se così fosse stato, la situazione avrebbe riguardato solo l’appartamento sfitto al primo piano e non quello abitato al secondo. E comunque che «le immissioni non supererebbero neppure la soglia della normale tollerabilità, tenuto conto della frequenza di dette immissioni (circoscritta a sole tre settimane al mese, unicamente nei giorni feriali, all’interno di una fascia oraria solo diurna e molto più ristretta di quella indicata da controparte) e del contesto ambientale (caratterizzato da un rumore di fondo marcato a causa del traffico veicolare e della presenza di numerosi esercizi commerciali)».
Il giudice nella sua decisione ha dato rilievo alle numerose testimonianze di parenti e amici della proprietaria dei due appartamenti, che hanno dato atto di come «le immissioni nell’appartamento si sentivano distintamente, talvolta erano così forti da sembrare che provenissero dalla stanza accanto (in specie i suoni) e tali da costringere i presenti ad alzare il tono di voce o il volume della televisione; i suoni, i rumori e le vibrazioni erano inoltre intermittenti e si verificavano con irregolarità per tutto l’arco della giornata, dalla mattina al tardo pomeriggio, dal lunedì al venerdì, talvolta anche di sabato, per almeno tre settimane al mese; le immissioni avevano una durata variabile e capitava che si protraessero anche per più di un’ora».
Da qui l’accoglimento della domanda: oltre al risarcimento patrimoniale (poco più di 35mila euro) e non patrimoniale (7mila euro), nello studio di registrazione dovrà essere regolato l’impianto acustico per evitare ulteriori problemi di vicinato.


