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ROVERETO. Piccolo (di statura) ma gigantesco in quanto a testa e cuore. Questo era Francesco Piscioli, strappato alla vita da un Parkinson feroce a 79 anni. Era uno scienziato, un medico, un professore ma anche un politico appassionato e fedele ai valori degli ultimi. Piccolo, appunto, tanto che nelle sue battaglie spesso spariva letteralmente dietro ai tatzebao che indossava, davanti all'ospedale di Rovereto per tutelarlo dalle smanie di ridimensionamento della Provincia ma anche per gridare al mondo il dolore di popolazioni schiacciate dai potenti e ignorate dall'opinione pubblica. La dipartita di Piscioli lascia un grande vuoto.
A Rovereto lo conoscevano tutti e non solo perché è stato fino alla pensione primario del reparto di Anatomia patologica. Le sue lotte in difesa del Santa Maria del Carmine sono state memorabili. Ma anche la ricerca scientifica è stata notevole.Basti pensare che il tumore che si è portato via Giovannino Agnelli nel 1997 l'aveva scoperto lui. E poi la politica. Era un personaggio fuori dal comune e dagli schemi, ingestibile e scomodo come un sasso nella scarpa per il potere che contrastava. Aveva fondato il movimento «Su la testa» e poi era stato per due mandati consigliere di minoranza a Folgaria con «Insieme per la comunità». E si era battuto per la libertà e i diritti dei curdi, dei siriani, dei palestinesi. E sosteneva a distanza tante famiglie di profughi in Medio Oriente.
Ora riposerà nella sua Cremona, nella tomba di famiglia dove verranno custodite le sue ceneri.«Sono sconvolta, non ho parole - lo piange Teresa Pusiol, anatomopatologa e sua collaboratrice di lungo corso - Ha dato tanto a tutti ma non ha ricevuto quanto si meritava. Si è speso per tutte le cause politiche: manteneva famiglie intere, l'ultima in Palestina. Sosteneva e si batteva per tutte le minoranze del mondo».
Alessandro Olivi, da sindaco di Folgaria, ce l'ha avuto contro per dieci anni. «Ho conosciuto Francesco Piscioli quando entrò in consiglio comunale nel 2000 e ci è rimasto fino al 2010. È stato un oppositore prolifico e ha interpretato quel ruolo in maniera forte e rigorosa. Tanto che sono diventate epiche le nostre battaglie di quegli anni. Avversario molto duro ma leale». Già, perché quella politica accesa a spigolosa non era contro qualcuno. «No, e infatti col tempo abbiamo imparato a conoscerci, a stimarci reciprocamente. Pur nell'asprezza del confronto che c'era in quegli anni, nei Comuni medio piccoli come Folgaria la politica era viva, vera, vissuta con animosità ma sincera. Non a caso abbiamo imparato a capire l'orizzonte comune dei nostri valori.
Gli riconosco di aver vissuto la politica con una passione vera, con una radicalità che è stata anche poetica e forte ma sempre onesta. Per lui la politica era qualcosa che pervadeva la sua vita. Era convinto che fosse un modo per cambiare il mondo e questo l'ha vissuto con forza, con tutto se stesso».
L'asprezza dello scontro, il braccio di ferro tra sindaco e oppositore hanno piano piano costruito un'amicizia. «Mi piace pensarlo. Col tempo non solo abbiamo capito che i nostri ruoli ci facevano duellare ma anche che alla fine l'obiettivo era lo stesso. Certo, in alcuni momenti era diventato un "incubo" ma col passare degli anni la stima è diventata qualcosa di più: siamo diventati anche un po' amici e, non a caso, abbiamo continuato a parlarci, a condividere, a sentirci».
E quando è arrivato il momento di puntare alla Provincia Piscioli c'era con i consigli giusti. «Già. La cosa più bella di questa parabola è proprio che lui, quando io ero sul punto di decidere se intraprendere il passaggio in piazza Dante, mi incoraggiò a farlo e mi è sempre stato molto vicino. Come sapeva fare lui, con poche parole ma anche con un tratto di generosità umana. Provo nostalgia per quegli anni». E le battaglie accese in consiglio comunale? «É arrivato a Folgaria come medico stimato ma per il resto era sconosciuto. Voleva portare nel piccolo consiglio comunale le grandi questioni. Il suo ostruzionismo era incredibile: presentava 30mila emendamenti al bilancio con la sola intenzione di ottenere l'approvazione di una mozione per la Palestina.
Poi ricordo le sue lotte per l'abbattimento delle barriere architettoniche. Ma, attenzione, non era un sindacalista territoriale ma uno che viveva la politica in maniera avvolgente. Portò dentro quel consiglio questa forza dirompente di proposte. La cosa più dolce che provo in questo momento è il ricordo degli anni dopo, quando i nostri percorsi si sono separati. Abbiamo sempre continuato a parlarci. Conservo con grande calore alcuni messaggi che mi mandava con incoraggiamento e pungolature. Che la terra gli sia lieve».
L'animo battagliero e le lotte per i valori giusti se li ricorda anche un collega d'ospedale, il chirurgo Mauro Previdi. «Un grande uomo ma, se posso, è stato anche un grande rompipalle. Però era un professionista che ha portato anatomia patologica di Rovereto a livelli altissimi. Ha fatto studi importanti come quelli sui danni provocati sui feti dai pesticidi in val di Non. Era molto amico di Gino Strada e si era fatto carico dei profughi di gran parte del Medio Oriente. Da un punto di vista umanitario era molto attento. Certo era un tipo un po' intransigente ma ha difeso l'ospedale con grandi battaglie».


