ROVERETO. L'uomo giusto al momento giusto. È quanto è capitato alla Mostra internazionale del cinema di Venezia, dove, per puro caso, era presente tra il pubblico il cardiologo roveretano Gino Gerosa. Non solo medico di fama internazionale ma, da qualche mese, anche assessore alla sanità della Regione Veneto. La sua presenza in sala è stata provvidenziale: il suo intervento ha infatti salvato la vita a uno spettatore colpito da un malore durante la proiezione del film «Ink».

Gerosa è intervenuto durante la cerimonia d'apertura dell'83esima Mostra internazionale d'arte cinematografica. L'assessore alla sanità del Veneto, cardiochirurgo e direttore del reparto di cardiochirurgia dell'Azienda Ospedale-Università di Padova, ha subito compreso la gravità della situazione e si è precipitato a soccorrere l'uomo.

Secondo quanto riferito dai testimoni, si erano appena riaccese le luci nella Sala Grande, mentre sullo schermo scorrevano i titoli di coda di «Ink», la pellicola del regista Danny Boyle su Rupert Murdoch scelta per inaugurare l'edizione 2026 della Mostra del cinema. Proprio in quel momento uno spettatore, un uomo di 55 anni cardiopatico, si è improvvisamente accasciato al suolo privo di sensi.

Tra la folla si è fatto largo Gino Gerosa: «Sono un medico, fatemi passare». Il cardiochirurgo si è immediatamente preso cura dell'uomo, gli ha sollevato le gambe e ha praticato per diversi minuti le manovre rianimatorie, mentre alle sue spalle continuavano a scorrere i titoli di coda del film.

Lo spettatore è stato stabilizzato e successivamente affidato ai sanitari, che lo hanno trasportato d'urgenza all'ospedale civile di Venezia. Le sue condizioni sono poi migliorate e l'uomo è stato dichiarato fuori pericolo. Fermato dai giornalisti presenti alla Mostra, Gerosa ha commentato: «Non ho dimenticato di essere un medico. E quindi mi è venuto spontaneo soccorrere quell'uomo».

Il roveretano Gino Gerosa, 68 anni, è stato tra gli esecutori del primo impianto italiano di cuore artificiale totale e ha guidato équipe protagoniste di trapianti cardiaci a cuore battente. A Venezia, questa volta lontano dalla sala operatoria, il suo essere medico si è rivelato ancora una volta decisivo.