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ROVERETO. Con un passato da runner a livello agonistico, da un paio d'anni ha scoperto la passione per la montagna e, soprattutto, per i "cammini" in solitaria. Che poi però condivide con migliaia di follower – 8mila su Facebook e 3mila su Instagram - postando meravigliosi paesaggi, notti in tenda, falò improvvisati, e qualche incontro con i paesani che lo plaudono e gli offrono ristoro lungo la via.
«Perché - racconta Luca Terenziani, 42 anni - alla gente piace seguire le mie avventure, i miei video sono allegri e tengono compagnia. Qualche volta mi scrivono gli ammalati dagli ospedali per dirmi che con le mie chiacchiere li faccio sorridere».
Come è iniziata la sua passione per i "cammini"?
Dopo aver lasciato l'agonismo ho iniziato tre anni fa con le escursioni e nel 2023 sono arrivato a farne una trentina. Certo, ero allenato, perché per 14 anni ho partecipato a gare di corsa in montagna e su strada. I miei record personali sono 34 minuti nei 10 km, un'ora e 18 minuti nei 21 km e un'ora e 57 nei 30 km. Ma la montagna è un'altra cosa, sei in mezzo alla natura, ti godi il paesaggio, gli animali, la pace. Ed è il miglior antidepressivo che esista.
Lei racconta di aver iniziato a camminare in montagna per superare un periodo di particolare difficoltà.
Quando mi sono trovato disoccupato dall'oggi al domani ho deciso di partire per la prima grande impresa in tenda, la "Via degli dei", 132 km da Bologna a Firenze in sei giorni. Poi ho affrontato 7 cammini lunghi in meno di 8 mesi, e per me camminare è diventata una droga.
Come si attrezza per le sue escursioni?
Parto da solo con zaino, tenda, sacco a pelo e satellitare. Mi porto anche un fornelletto per cuocere pasta o risotto, ma sotto lo Stivo mi son fatto polenta e soppressa. E la notte, a cinque gradi sotto zero, ho acceso il fuoco. A volte mi sveglio come fossi dentro un freezer, come quando ho dormito a Prada e ho visto la brina sulle pareti della tenda. Ma resisto.
Lei chiude tutti i suoi post con una frase che incita i suoi follower a non mollare mai.
Sì, perché quando ho mollato l'agonismo, tutti hanno mollato me. Per questo dico di non abbandonare mai le imprese, perché se molli tutti ti mollano. Quando non tagli più traguardi e non vai sul podio, improvvisamente ti ritrovi solo e nessuno ti cerca più.
"Jesus" è il suo singolare soprannome. Lo ha scelto lei?
No, me lo hanno affibbiato gli speaker quando facevo agonismo. Arrivavo al traguardo e loro urlavano "ecco che arriva Jesus", probabilmente per il mio modo di portare barba e capelli. Ma a me piacerebbe di più farmi chiamare Forrest Gump, perché come lui cammino, cammino e non mi fermo mai.
Ora la sua passione sta diventando un lavoro?
Non ancora, ma chissà. Ho sempre avuto lavori stagionali nell'edilizia, in campagna, nei rifugi o negli hotel sul Garda. Un po' alla volta, anche grazie all'aiuto dei titolari di Cabas sport, sto cercando di raccogliere sponsor perché nei cammini servono in media 10-15 euro al giorno. Un follower mi ha fatto un bonifico per sostenermi, ma io non chiedo mai nulla a nessuno.
Quale sarà la sua prossima avventura?
Sono appena tornato da cinque giorni in giro per la Val di Cembra e prima ancora ho fatto il Cammino di San Rocco. Ma la vera impresa sarà il "Sentiero Italia", 8mila km con 350mila metri di dislivello dal Friuli alla Sardegna, una missione che solo sei persone in tutta Italia hanno portato a termine. Partirò a maggio, ho previsto nove o dieci mesi di cammino ma se ne serviranno di più non importa. Attraverserò le Alpi, gli Appennini, tutte le montagne del Sud. Mi interessa solo finire il cammino e sono certo sarà il trekking più bello della mia vita.


