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ROVERETO. «L'ascensore finalmente è tornato a funzionare, ho di nuovo la mia libertà. Sono quasi commosso». Michel Cescatti, il 38enne roveretano costretto su una carrozzina per una disabilità che lo accompagna dalla nascita, tira un sospiro di sollievo. E lo fa riprendendosi con il cellulare mentre si gode la rinnovata libertà, utilizzando a proprio piacimento l'ascensore per entrare e uscire da casa sua.
Nelle ultime settimane è stato costretto a chiedere l'aiuto di amici, colleghi di lavoro, vigili del fuoco e assistenti sociali per superare l'ostacolo - per lui insormontabile - delle rampe di scale che si frappongono fra il terzo piano, dove è ubicato il suo appartamento, e l'ingresso del condominio Itea in via Giovanni a Prato a San Giorgio. Ad aiutarlo, negli ultimi giorni, ci hanno pensato anche gli addetti della ditta che hanno effettuato i lavori di riparazione dell'ascensore, bloccatosi al piano interrato per colpa di un guasto improvviso che, fra l'altro, aveva costretto uno dei condomini a rimanere all'interno del vano per una quarantina di minuti e una volta liberato a ricorrere alle cure del pronto soccorso per il malessere provocatogli dall'incidente.
«Da quel giorno in avanti - aveva raccontato il 38enne al nostro giornale - l'ascensore non ha più funzionato, costringendo i condomini ad arrangiarsi in qualche modo. Nel mio caso è sorto un disagio grosso, di fatto il guasto mi ha bloccato dentro casa». La soluzione è arrivata solo grazie alla solidarietà dei colleghi e alla disponibilità dei vigili del fuoco, poi si sono attivati anche Comune e Comunità di valle.
«Al mattino ci pensavano i miei colleghi di lavoro a portarmi giù per le scale, mentre la sera chiamavo i vigili del fuoco volontari che mi aiutavano a fare il percorso opposto, ovviamente compatibilmente con le loro priorità e urgenze». La sua vicenda, sollevata da L'Adige, è balzata anche agli onori delle cronache nazionali: ieri mattina, ad esempio, la trasmissione "1Mattina News" di Rai 1 ha dedicato al suo caso uno spazio con tanto di collegamento in diretta nella sua casa roveretana.
«La libertà riacquistata è davvero un grande risultato - ha detto - perché mi permette di fare quelle cose che sono semplici ma essenziali nella vita di una persona, tipo andare a fare la spesa, uscire con gli amici, scendere al bar a bere un caffè». Michel Cescatti, nelle tre settimane "prigioniero" per colpa dell'ascensore, ha dovuto ricorrere all'aiuto di numerose persone.
«Al mattino, alle 8, per uscire e andare al lavoro, quindi per rientrare all'ora di pranzo e di nuovo uscire per tornare al lavoro, mi davano una mano gli addetti dell'assistenza all'ascensore - spiega -, mentre la sera arrivavano quelli dell'associazione Kaleidoscopio. I primi giorni c'erano i vigili del fuoco e i miei colleghi. Per questo motivo vorrei ringraziare con tutto il cuore i vigili del fuoco volontari di Rovereto, i miei colleghi che sono degli angeli, l'amministrazione comunale di Rovereto, la cooperativa Kaleidoscopio, la ditta manutenzioni ascensori Del Bo, Itea. E un pensiero va anche ai miei compagni di squadra e alla presidente Patrizia Speranza che mi sono stati vicini».


