ROVERETO. Sono così tanti che hanno perso il conto («Ma sono stati almeno 15»), ogni sera per loro è difficile addormentarsi («Il timore di essere svegliati dall'allarme in piena notte») e sono stremate («Questa non è vita»). Miriam Soffiati e Enrica Marelli sono madre e figlia e dal 2002 gestiscono il bar che si trova all'interno della stazione ferroviaria di Rovereto.

Nella notte fra giovedì e venerdì hanno subito l'ennesimo furto. «Sono stati veramente tanti con un aumento esponenziale da quando la stazione è chiusa la notte, non è più presidiata ma nessuno» spiegano.

E partiamo dall'ultimo episodio per capire meglio la situazione. «L'allarme è suonato alle 1.09 - racconta Enrica Marelli -. Ad agire deve esser stata una sola persona. O meglio le mie telecamere esterne ed interne (le altre della struttura non hanno immagini utili) hanno ripreso una sola persona con i pantaloni corti e una sorta di fascia alla gamba destra. Per entrare l'uomo è riuscito ad aprire la finestra laterale, quella della cucina. A forza ha divelto la sbarra interna che era stata posizionata per evitare, appunto, i furti». Poi l'uomo ha fatto un salto, ha usato la finestra rovesciata come ponte levatoio ed è entrato in cucina.

«Senza fare danni al bancone - commenta con amara ironia Marelli - e ha staccato la corrente dal quadro generale forse pensando così di non far scattare l'allarme e poi è andato verso il bar. Qui ha preso i soldi lasciati come fondo cassa, per i primi resti della mattina e delle stecche di sigarette. Il valore dei tabacchi rubati è di circa 1300 euro. Non teniamo grandi scorte perché questo non è il primo furto che subiamo. Purtroppo».

E così le due donne iniziano un lungo elenco di episodi che le hanno viste come sfortunate protagoniste. «Furti commessi sempre di notte - spiegano - quando in stazione non c'è più nessuno».

In un caso più alla scena di un furto alle donne sembrava di essere davanti alla scena di un delitto. «C'era sangue ovunque, sul bancone, sulla cassa, sulle sigarette. Ci sono voluti due giorni per lavare tutto». Il ladro era entrato spaccando una finestra e si era ferito in maniera grave tanto da perdere molto sangue. Ma il furto lo aveva portato a segno ugualmente. In un altro caso un uomo era entrato e aveva rubato sigarette, spargendo poi i pacchetti ovunque e si era presentato poco dopo, quando i carabinieri stavano facendo il sopralluogo.

«È finito a processo, ha patteggiato e dopo una manciata di settimane era di nuovo fuori, qui davanti a noi». In un altro caso, sfruttando la presenza delle impalcature per i lavori di ristrutturazione della stazione, i malviventi erano entrati armati di mola a disco e avevano aperto anche tutte le slot machine. Il penultimo episodio, un paio di mesi.

«In quel caso è stato in tentativo di furto - raccontano le gestrici - il ladro ha cercato di entrare dalla porta di servizio che conduce alla cucine. Ha forzato la serranda e la porta ma poi ha fatto marcia indietro».

E il conto dei danni - non calcolando i singoli bottini - è importante: «almeno 37mila euro» fa un rapido calcolo Miriam Soffiati. Ieri mattina, demoralizzate, deluse, amareggiate, hanno messo sulla porta l'avviso "bar chiuso per furto" chiedendo scusa (loro) ai clienti per il disagio. «Ma poi abbiamo aperto - spiegano - una volta sistemate le cose abbiamo accolto i viaggiatori. Siamo quasi un servizio pubblico, era giusto fare così». Perché nonostante le difficoltà, nonostante la sensazione di essere sole in questa situazione, ad entrambe il lavoro piace.

«Un lavoro - concludono - che richiede tanti sacrifici. Siamo aperti 7 giorni su 7 tranne tre giorni l'anno dalle 5.30 alle 19.30 e noi ci siamo sempre. Ma poi succedono queste cose e non possiamo non essere arrabbiate».