ROVERETO - Sono arrivati da mezza Italia per omaggiarla, e pure dall'Austria e dalla Germania. Più di settanta tra figli, cognati, nipoti e pronipoti, cugini fino al quarto grado, tutti con le rispettive famiglie, riuniti per un lungo weekend di festeggiamenti. «Non me l'aspettavo», racconta Norma Cescotti Covelli, cent'anni lo scorso 10 luglio, ancora oggi attivissima insegnante di esperanto conosciuta a livello internazionale e ultima testimone della strage di Sant'Ilario del 1944.
 

«Anzi - continua la roveretana, da tempo residente a Clarina di Trento - pensavo di trascorrere la giornata in pace a casa, ricordando i compleanni del passato e meditando sulle vicende della mia vita». Un'esistenza lunga, intensa e ricca di svolte sorprendenti, raccontata nel libro 96 anni di storia. La mia e nel documentario Come uccelli d'argento di Maurizio Panizza, dalla centenaria divenuta testimone d'eccezione di gran parte della storia del Novecento.

Dall'infanzia alla giovinezza vissuta ai tempi del Fascismo, fino al bombardamento americano su Sant'Ilario del 13 settembre 1944 che causò 18 vittime e dal quale Norma Cescotti si salvò quando aveva appena 18 anni. E poi ancora il secondo dopoguerra, il lavoro e le vicende della famiglia, fino agli anni più recenti della pandemia.

«Un periodo che mi ha costretto a stare ancora di più al computer - prosegue - per tenere i contatti con i miei familiari e poter continuare con l'insegnamento dell'esperanto via Zoom. Il giorno del mio compleanno pensavo che avrei vinto la solitudine proprio chiacchierando online con qualche collega o studente esperantista. Invece, ho fatto le ore piccole per tre sere di fila in giro per ristoranti con i parenti».

Parenti che la signora Cescotti finora non aveva avuto occasione di conoscere, oppure aveva incontrato 20 o 30 anni fa, per battesimi, lauree o matrimoni e che ora, a distanza di tanti lustri, nemmeno riconosceva. «Non ricordavo i nomi e neanche la parentela - spiega - e allora, uno dopo l'altro, ho scambiato due parole con ognuno. Come mi son sembrati tutti invecchiati! Per fortuna c'era anche tanta bella gioventù. Una delle mie nipoti, Sara, ha scelto di sposarsi pochi giorni prima per essere presente alla mia festa».

Alla grande festa a sorpresa organizzata dai figli Claudio e Tiziana, è arrivato anche il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, che ha voluto omaggiare la concittadina. È poi giunto il momento della torta con le 100 candeline e una lettera inaspettata.

«I miei colleghi cattolici esperantisti si sono rivolti all'Elemosineria Apostolica di Roma e così ho ricevuto la benedizione di Papa Leone XIV per i miei cent'anni. Una grande emozione, ora penserò a come incorniciare la pergamena».

E tra tanti tributi, dimostrazioni di affetto e riconoscimenti, Norma Cescotti non ha perso lo sguardo di sempre, quello che per un intero secolo ha mantenuto dritto sul futuro. «Ho voluto scrivere un messaggio di auguri a mia pronipote Finja per il suo sedicesimo compleanno - spiega - ricordandole che ora ha l'autonomia e, soprattutto, la responsabilità di se stessa. Le ho scritto di cercare di costruirsi il futuro migliore che può e di capire che più il cammino sarà pesante e faticoso, più le darà soddisfazione».

«La vita dà gioie ma anche molti dispiaceri, per questo bisogna sempre seguire la strada che si ritiene giusta senza guardarsi troppo intorno. Poi è importante ricordare che i genitori sono sempre i nostri primi insegnanti, con i loro consigli e, quando serve, anche con i loro castighi che ci fanno comprendere cosa è bene e cosa è male».

Adesso Norma Cescotti pensa già all'autunno e agli inviti che riceverà, come ogni anno, dalle scuole del territorio: «Vado sempre volentieri a parlare agli studenti di come era Rovereto sotto il Fascismo e ai tempi della guerra, di cosa è accaduto nel 1944 e di come ero io alla loro età».