ROVERETO. Dopo 15 mesi di cammino dal Friuli Venezia Giulia alla Sardegna sul «Sentiero Italia Cai» - con una sosta forzata per curare qualche acciacco rivelatosi poi più serio del previsto - Luca “Jesus” Terenziani, 44 anni è giunto ormai a soli 40 chilometri dal traguardo a Santa Teresa di Gallura. Partito per la grande impresa il 18 maggio 2025, l’ex runner agonista residente a Castione di Brentonico è divenuto per migliaia di follower sui social il “Forrest Gump” lagarino. Con uno zaino di 20 kg in spalla per 7mila km e 300mila metri di dislivello positivo, dalle Alpi alla dorsale appenninica fino a Reggio Calabria, poi in Sicilia e infine in Sardegna, Terenziani ha postato ogni giorno sui social le foto dei meravigliosi paesaggi attraversati. Sentieri impervi, passaggi tra i boschi, con vento, pioggia e neve o sotto il sole cocente, magnifici tramonti al frinir di grilli e cicale, notti all’addiaccio e risvegli al canto degli uccelli. E poi gli incontri con gli abitanti dei borghi che, dopo l’immancabile selfie con la cartina del percorso Cai tra le mani, gli hanno spesso offerto ristoro.

«Da nord a sud ho visto posti stupendi e ho conosciuto l’Italia più bella, quella fatta di persone di cuore, autentiche e di buon spirito», racconta pieno di entusiasmo dalla spiaggia di Vignola Mare.

Terenziani, che ci fa ora in spiaggia?

Mancano solo pochi chilometri all’arrivo ma ho deviato per prendere tempo. I miei amici, qualcuno conosciuto anche durante il cammino, stanno preparando una grande festa a Santa Teresa di Gallura per domenica. Sto qui tre giorni altrimenti arrivo prima di loro.

Un’altra sosta forzata l’ha tenuto fermo per mesi. Cosa è accaduto?

Il 20 ottobre dopo il Passo dei due Santi, a 2900 chilometri già fatti, mi sono dovuto fermare in Toscana perché sentivo dei forti dolori alla base della schiena. L’ho raccontato in un post e una mia follower, fisioterapista, si è offerta di curarmi al centro Kinemove di Pontremoli. Lì ho fatto una risonanza magnetica e ho scoperto una malattia autoimmune, la seconda che so di avere. Diciamo che la prima malattia, che si è riattivata dopo 12 anni, ha risvegliato la seconda, che mi “mangia” i tendini e le ossa della schiena. Dopo un mese e mezzo ho ripreso gradualmente a camminare.

Tra le tante tappe, quale le è rimasta nel cuore?

L’Italia è tutta bella, le montagne dell’arco alpino sono stupende, ma anche gli Appennini, e poi la Val d’Aosta è magica. Semmai non mi sono piaciute le Dolomiti, ma solo perché c’è troppa confusione, troppo turismo, e in quelle condizioni non puoi goderti la montagna. Ho scoperto anche l’entroterra di regioni come la Basilicata, la Calabria, l’Abruzzo, se ne parla sempre per il mare e invece lì ci sono zone interne meravigliose, come i pachi nazionali della Sila o del Pollino. E poi la Sardegna è oltre le mie aspettative, non sembra nemmeno un’isola ma un vero e proprio continente.

E quali sono stati i passaggi più duri?

A marzo in Abruzzo mi sono trovato sulla Maiella in una bufera. Sapevo che sarebbe arrivata una perturbazione ma sono andato avanti perché il rischio era svegliarsi il giorno dopo con un metro di neve. Qualche settimana fa in Sicilia invece ho fatto giornate di cammino con 38 gradi: un’impresa dentro l’impresa.

Come ha gestito alimentazione e igiene?

Ho sempre mangiato un po’ di tutto, spesso pasti che mi sono stati offerti. Quando arrivavo nei borghi calcolavo cibo e acqua che mi sarebbero serviti per tre o quattro giorni di traversata e riempivo lo zaino. In estate mi lavavo nei fiumi, in inverno prendevo ogni tanto un b&b per una notte così da lavare anche i vestiti. Prima di me hanno completato questo percorso solo sei o sette persone perché è difficile, non è fornito.

In 15 mesi trascorsi in solitudine, non ha avvertito il desiderio di tornare in comunità?

Nella natura non si è mai soli, ti fanno compagnia le montagne e gli animali, ti addormenti con i grilli e ti risvegli con gli uccelli. È difficile da spiegare perché in questa società, ma sinceramente io mi sento più solo ora che son qui in spiaggia in mezzo alla gente.

Non ha avuto paura di essere aggredito da qualche animale?

Mai, perché gli animali selvatici non ti attaccano, o almeno questa è stata la mia esperienza. Sul versante austriaco ho incrociato un orso a 150 metri da me, mi sono bloccato, lui mi ha guardato ed è andato via. Poi ho visto i lupi e anche molti cinghiali con i cuccioli sugli Appennini. Quando mi sentivano arrivare erano loro ad allontanarsi, quindi io ho sempre dormito tranquillo anche nei boschi. Penso che in ogni caso i veri coraggiosi siano quelli che vanno in guerra sotto le bombe, non io che ho attraversato l’Italia a piedi.

Cosa farà una volta rientrato in Vallagarina?

Con i miei video migliori vorrei realizzare un documentario per delle serate con il Cai o con dei privati. Mi si è riempito il cuore vedendo tanti ragazzi interessati a quello che faccio con il mio zaino in spalla, e ho pensato che forse per i giovani di oggi non è tutto spacciato.