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Secondo l'accusa, la donna avrebbe perseguitato per anni una coppia di vicini con insulti, minacce, comportamenti molesti e continui rumori notturni. Tra gli episodi contestati figurano il suono di un gong, il rumore provocato da pesanti zoccoli indossati in casa e le urla durante rapporti sessuali, ritenute dalle parti offese intenzionalmente dirette a disturbare i vicini.
A sostegno delle accuse sono stati depositati 111 file audio registrati nell'arco di due mesi. La coppia ha descritto in aula cinque anni di convivenza diventata insostenibile, sostenendo di aver sviluppato un grave stato di ansia, insonnia e timore persino di ricevere visite da amici e parenti. I contrasti sarebbero nati da questioni legate alle spese condominiali e ai lavori con il Superbonus 110%.
L'imputata ha sempre respinto ogni addebito. Nelle dichiarazioni spontanee ha sostenuto di essere stata registrata anche nella sua sfera privata e di non aver mai avuto l'intenzione di perseguitare i vicini. Il suo difensore, Nicola Canestrini, ha contestato la credibilità delle parti offese e annunciato battaglia nei successivi gradi di giudizio. La sentenza ha però riconosciuto l'esistenza di «reiterate condotte di sopraffazione e vessazione psicologica» tali da provocare nelle vittime un perdurante stato di ansia e paura.


