ROVERETO. Gaming, social network, acquisti online e gioco d’azzardo digitale: i confini tra attività quotidiane e comportamenti problematici diventano sempre più difficili da riconoscere, soprattutto tra i più giovani. È uno dei temi al centro dell'incontro «Dipendenze: cosa sono e come intervenire», in programma sabato 26 settembre alle 18 a Palazzo Piomarta, nell'ambito di Educa.

A fare il punto sarà Ornella Corazza, direttrice dell'Addiction Science Lab dell'Università di Trento, insieme a Maurizio Gentile, con la moderazione di Daniela Amosso. L'appuntamento sarà dedicato alle nuove forme di dipendenza e, in particolare, ai comportamenti a rischio legati all'utilizzo di internet.

I dati raccolti dalla ricerca europea condotta nel 2026 dall'Addiction Science Lab fotografano un fenomeno che riguarda una fascia d'età particolarmente giovane. Lo studio, ancora preliminare e non pubblicato, ha coinvolto 2.514 ragazzi tra i 12 e i 16 anni in 40 scuole europee: il 42% è risultato ad altissimo rischio di uso problematico di internet. Tra i fattori di vulnerabilità individuati figurano sofferenza psicologica, ansia, depressione, impulsività, difficoltà nella gestione delle emozioni e isolamento sociale.

Il problema, secondo Corazza, è anche nella difficoltà di distinguere ciò che rientra nelle normali abitudini quotidiane da ciò che può diventare un comportamento problematico. Gaming, social, acquisti compulsivi e gioco d'azzardo online sono infatti attività sempre più integrate nella vita di tutti i giorni.

Un altro elemento riguarda la conoscenza che i genitori hanno dei meccanismi economici presenti nei videogiochi. In Trentino, una ricerca condotta su 1.788 genitori ha evidenziato che il 45,6% non sa cosa siano le “loot box”, mentre il 17,2% non conosce i sistemi di monetizzazione presenti anche nei videogiochi apparentemente gratuiti.

Si tratta di meccanismi che possono prevedere anche microtransazioni di pochi euro. Il punto, secondo la ricercatrice, non riguarda soltanto l'importo delle singole spese, ma la consapevolezza di come funzionano questi sistemi e della possibilità che siano presenti anche all'interno di giochi percepiti come gratuiti.

Proprio qui si colloca una delle questioni affrontate dall'Addiction Science Lab: quanto è sottile il confine tra videogame e gioco d'azzardo? Alcuni meccanismi economici e di ricompensa utilizzati nei videogiochi possono infatti presentare elementi vicini a quelli del gambling. Per questo, secondo Corazza, i due ambiti non possono più essere considerati completamente separati.

La prevenzione, dunque, dovrebbe partire prima che il comportamento diventi patologico. Famiglie e scuola hanno un ruolo centrale, insieme alla ricerca e ai servizi, per fornire ai ragazzi gli strumenti necessari a riconoscere i rischi e utilizzare consapevolmente le tecnologie.

L'obiettivo indicato dalla ricercatrice è spostare l'attenzione prima dell'arrivo ai servizi, intervenendo attraverso formazione, dati e maggiore consapevolezza. Un approccio che riguarda non soltanto i ragazzi, ma anche gli adulti chiamati ad accompagnarli nell'utilizzo di smartphone, videogiochi e piattaforme online.

L'incontro di sabato a Rovereto è organizzato da Fondazione Demarchi e Università di Trento nell'ambito di Educa, il festival dell'educazione promosso dalla Provincia autonoma di Trento, dall'Università di Trento e dal Comune di Rovereto.