ROVERETO. Bisognerà attendere ancora poco più di un mese per conoscere i risultati dell’autopsia eseguita sul corpo di Ferdinand Nokaj, il 25enne trovato morto il 5 settembre scorso sulle rive dell’Adige. L’esame autoptico è stato affidato dalla Procura di Trento alla dottoressa Elisa Vermiglio, dell’Università di Verona, con l’obiettivo di fare chiarezza sulle cause del decesso.

Il giovane, residente in provincia di Pesaro Urbino, viveva da circa cinque anni a Rovereto, dove frequentava la facoltà di Psicologia. Quando il suo corpo era stato recuperato a San Michele all’Adige, non era stato possibile identificarlo immediatamente. Proprio per questo erano stati disposti tutti gli accertamenti necessari. Dall’ispezione esterna non sarebbero emersi segni di colluttazione, né tracce riconducibili all’aggressione che il ragazzo aveva riferito alla famiglia di aver subito nel giorno della scomparsa.

Di Ferdinand Nokaj non si avevano più notizie dal 30 agosto. Dopo aver risposto a un messaggio del fratello, il 25enne non era più risultato raggiungibile. Il suo telefono avrebbe agganciato successivamente una cella telefonica in Alto Adige, poi più nulla. Soltanto una ventina di giorni dopo il ritrovamento, attraverso gli accertamenti sulle persone scomparse, il padre era stato chiamato all’obitorio del Santa Chiara di Trento per il riconoscimento.

Sul caso proseguono le indagini della Procura di Trento, che ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. Al momento, tuttavia, non sarebbero emersi elementi in grado di collegare la morte del giovane all’intervento di terze persone. Saranno quindi soprattutto gli esiti dell’autopsia e degli ulteriori accertamenti a fornire elementi utili per ricostruire cosa sia accaduto nelle ultime ore di vita del 25enne.