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È lì, a pochi chilometri da Rovereto, nel Bosco della città, a Vallunga. L'ex Anmil. Struttura fatiscente. Marcia. Letteralmente. Arrivarci, significa entrare in un posto surreale, perché è un altro mondo, quasi fosse un paese della vecchia Europa dell'est abbandonata. Prima c'è l'ex Consolata, un'altra struttura degradata. Poi si arriva all'ex Anmil. E in verità si è lasciato il centro di Rovereto da pochi minuti d'auto. È diventato un ricettacolo di disperati, senzatetto, tossici, l'ex Anmil. C'è anche chi giura che qualche invasato vada a farci le messe nere, ispirato dall'atmosfera putrescente, come se le tazze dei cessi gettati nei prati o le finestre rotte invogliassero un lucifero qualsiasi ad apparire più facilmente ai dementi che lo invocano. Eppure, dalle aperture dell'edificio si vede Rovereto vicina, placida e tranquilla, quasi ignara di subire una ferita così grave nella sua carne viva.
Cinquant'anni. Mezzo secolo di storia e di vita, passati attraverso le piante, e l'erba, e i muri, dell'ex Anmil, una grande struttura costruita durante tutti gli anni '60 dall'associazione dei mutilati e invalidi, grazie alle concessioni del Comune. Ma poi l'edificio venne abbandonato e così gli otto ettari di terreno sono diventati incolti. In tutto si tratta di un'area di oltre 34 mila metri quadri. Per lungo tempo ci restò anche un custode. Poi ragioni economiche portarono alla chiusura totale.
Da allora l'abbandono e la devastazione, con il saccheggio di qualsiasi oggetto, nell'incuria, e la crescita anno dopo anno di una storia molto, molto, italiana.
L'edificio, inizialmente di proprietà dell'Anmil, doveva diventare un complesso per la cura e la riabilitazione dei malati. Ma tra le inadempienze dell'Anmil e la lievitazione dei costi di costruzione - da mezzo miliardo di lire a un miliardo alla fine degli anni '60 - l'edificio finì in mano alla Provincia, con una permuta di alloggi a favore del Comune di Rovereto. Nel 2005 poi la Provincia lo trasferì alla Patrimonio Trentino spa, con l'obiettivo di riqualificarlo. Ma nulla se ne fece. Anzi. Patrimonio Trentino lo ha messo tra i suoi beni, supervalutandolo 4,5 milioni di euro, mentre una perizia asseverò il valore a 1,8. Non solo. Patrimonio Trentino addirittura ha messo all'asta la struttura. Asta però andata desolatamente deserta. E così, anno dopo anno, un bene pubblico, di tutti noi, è diventato una cancrena cittadina.


