ROVERETO. Ha scatenato una pioggia di commenti il post pubblicato su Facebook da una roveretana che definisce "una vergogna" la chiusura estiva durante la settimana della chiesa di San Giuseppe, nel quartiere Brione. Le porte del luogo sacro resteranno infatti chiuse nei giorni feriali per un mese e mezzo (da metà luglio a fine agosto), mentre i fedeli potranno assistere come sempre alle celebrazioni delle messe del sabato sera e della domenica mattina, officiate rispettivamente da don Mario Mucci e da don Fiorenzo Chiasera. «I servizi essenziali sono sempre assicurati - precisa don Fiorenzo, 86 anni, per 40 anni docente di teologia morale presso il seminario di Trento -. Non c'è trascuratezza in parrocchia, in estate manca però il personale che apra e chiuda la chiesa tutti i giorni».

Don Fiorenzo, la chiesa di San Giuseppe è in sofferenza?
Ci vuole una certa organizzazione e i volontari laici d'estate non ci sono. In più consideriamo che don Marco Saiani ha sulle spalle 20mila persone perché è responsabile di quasi tutte le parrocchie di Rovereto, oltre a Noriglio, Trambileno e Terragnolo. Di preti ce ne sono pochissimi, eppure continuiamo a garantire le messe principali. Cosa possiamo fare più di così?

C'è partecipazione alle messe anche nel periodo estivo?
Molto meno, la domenica abbiamo un terzo delle persone, arriviamo forse a un centinaio. Durante la settimana invece i presenti sarebbero meno di dieci.

Quanto sono frequentate le parrocchie oggi?
Restano punti di riferimento importanti, luoghi di incontro anche per i giovani. Sono molti quelli che si occupano come volontari dei "Grest", dei campeggi e di tante attività ricreative per i bambini e i ragazzini delle elementari e delle medie. Ricordiamo che Gesù ha detto "voi seminate, altri raccoglieranno" e ci ha esonerato dal fare bilanci. È lui il pastore, noi preoccupiamoci quindi di seminare.

È vero che per il futuro si prevede di affidare alcune celebrazioni ai laici per mancanza di sacerdoti?
Non i sacramenti, sarebbe impossibile, ma da già da anni i funerali in alto Adige sono condotti dai laici e probabilmente più avanti si farà così anche qui. D'altronde sessant'anni fa, nel 1966, l'anno in cui sono diventato prete, in Trentino siamo stati ordinati in 33. Adesso invece ci saranno in tutto un centinaio di preti attivi, i seminari sono vuoti e bisogna aspettare qualche anno per vedere un nuovo sacerdote.

Dopo sessant'anni di vita nella Chiesa, come vede il momento attuale?
Non c'è più nulla della Chiesa tipica della cristianità che ho vissuto io da ragazzo: non si sposa più nessuno, i figli sono pochi, vediamo un notevole disorientamento. Assistiamo a una grande crisi generale che investe tutto, anche la Chiesa, ma allo stesso tempo c'è un gran bisogno di spiritualità. Come diceva Papa Francesco, siamo di fronte a un cambio d'epoca, bisognerà pensare un altro modo di gestire la vita pastorale e si dovrà creare anche una nuova figura di presbitero. Ma devono maturare i tempi, e poi queste non sono scelte che dipendono dai parroci o dai vescovi. Ci vorranno dei brevi concili per affrontare questi argomenti, lo diceva già il cardinal Martini.

Quindi, come immagina il futuro?
Dobbiamo pensare a un nuovo inizio su altre basi, lo spirito di Dio ci guiderà. La Chiesa ha avuto tante prove nei secoli, le ha sempre superate ed è ancora viva. Quando nel 430 moriva sant'Agostino e i vandali avevano invaso tutto il nord Africa, il popolo cristiano diceva "ma padre, finisce il mondo" e lui rispondeva "finisce un mondo e ne risorgerà un altro". Furono secoli bui, ma poi iniziò la fioritura medievale con l'arte di Giotto, le università e le magnifiche cattedrali.