ROVERETO. Il 2020 è stato per lui cruciale, un anno di cesure nette e irreversibili. Prima lo scoppio della pandemia, poi i lockdown, le improvvise restrizioni, le lunghissime giornate trascorse tra le mura di casa. Una sorta di tempo sospeso, d'un tratto svuotato, che lo ha portato a riflettere e, infine, a decidere.

Così Francesco Girlanda, oggi 56 anni, una compagna e tre figli, ha scelto di cambiare vita per imboccare una nuova strada. «Dopo 23 anni da operaio alla Luxottica un paio di anni fa mi sono licenziato - racconta il roveretano -. Ho deciso di lasciare il lavoro a tempo indeterminato per inseguire il sogno di crearmi un'attività nuova, diversa e creativa, qualcosa che mi somigli davvero».

E così l'ex operaio, dopo un periodo di stallo e di disoccupazione, ha scoperto per caso una nuova passione per i manufatti in legno.

«Supereroi dei fumetti, attori e soprattutto musicisti e band che hanno fatto la storia del rock - spiega -. Sono cresciuto ascoltando i Kiss, i Guns N' Roses, i Van Halen, i Queen, e il mio primo tributo non poteva che andare a loro».

Già spuntati tra la merce di qualche vetrina del centro città, i fantasiosi e colorati manufatti che riprendono fattezze, abbigliamento e pose di frontman e personaggi dei fumetti sono in questi giorni esposti al bar Miami di via Fontana.

Come è nata la sua attività?

«La maestra dell'asilo di mia figlia tempo fa aveva chiesto ai bambini della classe di creare assieme ai genitori dei pupazzi che li rappresentassero. Il titolo del compito era "I cantori" e così noi, da sempre appassionati di musica in famiglia, ci siamo sbizzarriti a creare una bambina con le sembianze della mia piccola Aurora e con una chitarra elettrica in mano. Da lì ho continuato a realizzare personaggi per divertimento, usando legno, cartone, colla e materiali vari».

Poi ha deciso di lasciare il lavoro...

«Dopo un periodo di malattia sono mancati i miei genitori, a breve distanza l'uno dall'altro. Ho visto la mia vita trasformarsi, dentro di me era ormai scoppiato qualcosa, soprattutto dopo il Covid. Non mi sentivo più me stesso, ero dimagrito parecchio, mi sono reso conto che ero molto stressato, mi stavo ammalando. Non stavo più vivendo la mia vita, e poi il mio percorso di lavoro in quell'azienda era ormai finito. Dalla fabbrica ho però portato via molto: la precisione, la cura dei dettagli, l'organizzazione del mio lavoro. Sono stati anni di palestra per imparare a usare bene le mie mani».

E così ha fatto il salto.

«Penso che di vita ne abbiamo una sola e soprattutto che il tempo vola. Rischi di arrivare a fine corsa e renderti conto di non aver vissuto come avresti voluto. Credo sia giusto mettersi in gioco, le situazioni poi piano piano ti vengono incontro. Così sono andato dalla mia compagna e le ho detto che mi sarei licenziato».

E il lato economico?

«Se volessi tornare a lavorare penso non avrei grossi problemi. Ho frequentato l'Istituto alberghiero e nell'ambito della ristorazione ho delle competenze che potrei mettere a frutto. Ma ora voglio provare a occuparmi di qualcosa che mi faccia sentire la voglia di vivere e che mi renda autonomo nel gestire il mio tempo. Ho investito parte del denaro del mio Tfr per iscrivermi all'Accademia di Impresa di Trento e ho seguito dei corsi di formazione per imparare seriamente a fare l'artigiano. Poi ho cominciato a girare per bar, librerie, fumetterie e negozi vari regalando agli esercenti i miei personaggi. In futuro spero di poter rendere questa passione per le creazioni in legno una vera e propria attività artigiana. A luglio sarò presente con una mia esposizione alla festa in stile country a Passo Bordala. E chissà che quel momento non possa segnare per me un nuovo inizio».