ROVERETO. Un viaggio tra cinema, letteratura, musica e memoria con Laura Morante, protagonista al Mart di Rovereto di uno degli appuntamenti più attesi del Trentodoc Festival. L’incontro, sold out da giorni e condotto dalla giornalista del Corriere della Sera Roberta Scorranese, è stato aperto dalla direttrice del museo Micol Forti. L’occasione è stata la presentazione del nuovo libro dell’attrice, costruito attorno a dieci storie di ragazzi romani ispirate ad alcune delle canzoni più celebri degli anni Sessanta.

Morante ha descritto il volume come il racconto della «nostalgia di un’illusione»: quella di un decennio ricordato come leggero e spensierato, ma attraversato in realtà da profonde tensioni politiche e sociali. Le vicende dei giovani protagonisti si intrecciano accompagnate da brani come Tintarella di luna e La bambola, mentre la malinconia cresce fino ad arrivare alla strage di Piazza Fontana, indicata come momento simbolico della perdita dell’innocenza.

Spazio anche alla lunga carriera di Laura Morante, iniziata nella danza, proseguita a teatro con Carmelo Bene e arrivata quasi casualmente al cinema. Tra i ricordi anche una telefonata di Nanni Moretti: «Laura, vuoi fare il provino per un film che non farai mai?». L’attrice ha ricordato una stagione nella quale i registi riuscivano maggiormente a imporsi sui produttori, contrapponendola all’attuale industria dominata dalle grandi piattaforme e dalle major. Nel corso della sua carriera Morante ha lavorato, tra gli altri, anche con Mario Monicelli, Gianni Amelio e Pupi Avati.

La conversazione ha attraversato infine letteratura, amicizie e impegno civile. Nipote di Elsa Morante e legata a Pier Paolo Pasolini, l’attrice ha parlato anche delle manifestazioni di piazza e della sua recente partecipazione a una protesta per la Palestina. Non sono mancati i riferimenti agli scrittori che più ama, da Fenoglio a Conrad, Stendhal e Cortázar, e alla sua esperienza dietro la macchina da presa con Ciliegine e Assolo.