ROVERETO. Un contratto di lavoro firmato davanti a 150 persone. Un applauso, l’emozione di un traguardo raggiunto e la consapevolezza che quel foglio rappresenta molto più di uno stipendio: la possibilità di costruirsi una vita autonoma, di sentirsi parte della società, di guardare al domani senza paura. È stato questo il momento più intenso della cena di gala della cooperativa Dal Barba, venerdì 23 ottobre. Tre ragazzi neurodivergenti hanno firmato il loro contratto a tempo indeterminato, aggiungendosi agli undici già assunti. Ora sono quattordici. Non semplici numeri, ma storie di persone che attraverso il lavoro conquistano dignità, indipendenza e fiducia nelle proprie capacità.

Dietro questo risultato c’è l’impegno di Alessandro Pontara, presidente della cooperativa, insieme a Sergio Prezzi, Osvaldo Dallago, alle famiglie e a tanti volontari. «Se un ragazzo è in grado di lavorare e diventa una risorsa per l’azienda non può essere sfruttato in tirocinio, ma gli va data dignità e riconoscimento con l’assunzione a tempo indeterminato», ha spiegato Pontara. I nuovi contratti prevedono 25 ore settimanali, una scelta pensata anche per garantire ai giovani migliori prospettive pensionistiche. E il sogno non si ferma qui: arrivare a 50 ragazzi assunti stabilmente entro il 2030. Per riuscirci serviranno nuovi spazi, con un investimento di circa un milione di euro. È prevista una raccolta fondi online con Banca Etica, sostenuta anche da Euregio Plus, che aggiungerà il 20% alla somma raccolta. Il progetto comprende inoltre l’ampliamento del B&B a sei camere doppie, destinate a favorire percorsi di autonomia abitativa per una ventina di ragazzi.

La cooperativa guarda anche al centro di Rovereto, dove troverà spazio all’Urban Center con la sua Scrocchiarella del Barba, preparata dai ragazzi. Un’altra opportunità di lavoro, accanto al ristorante, al pastificio biologico e all’attività ricettiva. Durante la serata è stata ricordata anche la storia di Noah, che dopo un percorso di formazione è entrato nell’azienda Marzadro. E quella delle opere d’arte nate dopo l’incendio del settembre 2025, quando le fiamme distrussero la struttura destinata all’autonomia abitativa. Grazie al progetto seguito da Francesca Bacci con il Mart, il dolore e lo smarrimento dei ragazzi hanno trovato espressione sulla tela. Una delle opere è entrata nella collezione permanente del museo.

La serata, accompagnata dai piatti dello chef Mirush Ismailaj e conclusa dalle parole e dall’ironia di Loredana Cont, ha lasciato soprattutto un messaggio. Dal Barba non vuole soltanto offrire protezione, ma costruire opportunità reali. Un lavoro, una casa, uno stipendio, la possibilità di scegliere. Piccole grandi conquiste che per molti sembrano scontate, ma che per questi ragazzi e le loro famiglie significano poter immaginare un futuro diverso. E quei tre contratti firmati davanti a tutti raccontano proprio questo: non soltanto un posto di lavoro, ma un posto nel mondo.