ROVERETO. Le sorti giudiziarie di un allenatore di pallavolo accusato di violenza sessuale su una ragazza minorenne saranno affidate a 23 testimoni. La maggior parte, ovviamente, sono giocatrici che, stando all'accusa, hanno raccolto nel tempo le confidenze della vittima. La difesa, venerdì 26 settembre mattina, ha provato ad annullare il capo d'imputazione perché ritenuto troppo generico.

Il collegio giudicante presieduto dal giudice Riccardo Dies (con a latere Monica Izzo e Fabio Peloso) ha invece ritenuto concreto l'atto ed ha aperto il dibattimento ammettendo tutte le prove, compresi i 23 testimoni (soprattutto amiche e compagne di squadra della presunta vittima) e le trascrizioni di quanto contenuto nel telefonino cellulare della ragazza, sia gli scambi di messaggi con le amiche in cui sarebbe stato confidato il disagio che con l'imputato.

Tra i testi cancellati dal tribunale, invece, c'è la psicologa della scuola frequentata dalla pallavolista che avrebbe pure lei raccolto alcune confidenze in merito alla contestata vicenda. Il processo, insomma, è partito e il collegio ha già fissato tutte le udienze che porteranno alla sentenza: il 24 ottobre saranno sentiti i testi dell'accusa e della parte civile, il 21 novembre quelli della difesa e il 16 gennaio 2026 ci saranno la discussione e la sentenza. L'imputazione è grave e riguarda quattro episodi con un'escalation del potenziale reato partito con degli ammiccamenti e sfociato, stando alla procura, in violenza sessuale aggravata.

L'allenatore di pallavolo 41enne (radiato dalla Federazione nazionale nel dicembre 2023) rischia grosso anche se, tra i testimoni, ci sono colleghi pronti a difenderlo ma pure altri convinti a condannarlo. Le indagini che hanno portato all'imputazione sono partite dopo la denuncia della vittima. E si sono basate sul suo racconto ascoltato in incidente probatorio.

L'aggravante contestata è dovuta alla minore età della ragazza e al ruolo dell'uomo nella sua vita di atleta. Un ruolo di guida, di persona di fiducia che era alla base del rapporto che legava la pallavolista con il coach. Che per altro conosceva da tempo e che stimava come allenatore. Un rapporto, quindi, che lei viveva come «normale», seguiva i suoi consigli, probabilmente era felice quando lui le faceva dei complimenti ma niente più.

Le intenzioni di lui, invece, sarebbero state diverse, stando alle parole della presunta vittima che a maggio 2023 si era presentata dai carabinieri assieme ai genitori per raccontare quello che aveva subito, per raccontare l'incubo che aveva vissuto. Ci sarebbero stati primi approcci, anche innocenti, che nel tempo si sarebbero trasformati in qualcosa di più: prima avrebbe allungato le mani, poi episodi minori ma non per questo meno molesti, e atteggiamenti culminati nello stupro.

La ragazza ha riferito che avrebbe tentato di respingerlo ma l'uomo l'avrebbe costretta a subire un rapporto sessuale completo. E da queste parole, come detto, sono partite le indagini che hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura ed ora al processo vero e proprio. Nel frattempo la giustizia sportiva ha accelerato e anticipato tutti.

La reazione della Fipav, la Federazione italiana pallavolo, ha infatti radiato l'allenatore: «Atti violenti di natura sessuale nei confronti dell'atleta minorenne, non consenziente, culminati con lo stupro della minore. La prova acquisita dalla procura federale appare certa e le dichiarazioni della minorenne veritiere», scrive il tribunale presieduto dall'avvocato Massimo Rosi.