ROVERETO. È uno dei condomini delle Fucine il "caso esemplare" adottato dal Sunia (Sindacato unitario nazionale inquilini assegnatari) del Trentino per un esposto alla procura della Corte dei Conti. La vicenda è quella delle "bollette pazze" che tra il 2021 e il 2022 flagellarono tanti inquilini della case popolari.

Famiglie - spesso già indigenti di loro - che si vedevano recapitare bollette da 1.500-2.000 euro al mese per costi di riscaldamento e acqua sanitaria. Il caso è peraltro molto più esteso della sola Rovereto, abbracciando praticamente tutte le valli trentine.

«Ma il caso di Rovereto è uno dei più eclatanti - spiega Manuela Faggioni Sella del Sunia - ed è stato preso come esempio. Attraverso il nostro avvocato Giovanni Guarini abbiamo depositato un esposto presso la procura regionale della Corte dei conti, sezione giurisdizionale per il Trentino-Alto Adige, per segnalare ipotesi di responsabilità amministrativo-contabile a carico dei vertici dell'epoca di Itea Spa. Il caso che abbiamo scelto come esemplare, come detto, è quello di un condominio di Rovereto, un edificio a proprietà "mista" dove convivono inquilini Itea e proprietari privati.

Ma con i suoi 507 millesimi Itea risulta essere condomino di maggioranza, e il suo voto in assemblea di condominio è stato determinante per l'approvazione del contratto di fornitura energetica con un fornitore privato».

Sunia è stato investito del caso "bollette pazze" direttamente da un gruppo di condomini e inquilini dello stabile, che si è rivolto al sindacato dopo aver notato un incremento eccessivo e, apparentemente ingiustificato, delle spese di riscaldamento e acqua calda sanitaria. Per parte sua il Sunia ha dato mandato ad una società specializzata di condurre un'analisi tecnica indipendente sulle bollette della stagione termica 2021-2022. Dunque ha deciso di porre all'attenzione della Corte dei Conti i risultati, con un esposto. Dall'analisi emergerebbero gravi criticità.

«Questi contratti sono complicatissimi. Così tanto che, a giudizio della società privata cui ho dato incarico di analizzarli, sarebbero stati concepiti così apposta: incomprensibili». Per parte sua Itea ha spesso attribuito agli amministratori di condominio interni od esterni la completa responsabilità delle "bollette pazze".

«Ma Itea non può lavarsi così le mani - commenta Faggioni Sella -. Nella maggior parte dei condomini in cui è presente detiene la maggioranza dei millesimi, dunque c'è la sua di firma dietro ogni verbale di assemblea che stabiliva di stipulare i contratti che poi hanno generato questa abnorme esplosione dei costi energetici».

Quindi il sindacato degli inquilini chiede alla procura contabile di verificare se il «non aver utilizzato le convenzioni centralizzate di acquisto di energia da parte di Itea ed aver fatto ricorso ad un fornitore privato abbia determinato un aggravio di costi dell'energia per la società pubblica, che si sarebbe potuto agevolmente evitare».

Si chiede in altri termini alla Corte dei conti di verificare se l'aggravio sulle bollette Itea sia giustificato o ingiustificato. In questa ultima ipotesi, se verificata, ci sarebbe un improprio impoverimento delle casse della società partecipata dalla Provincia ed a cascata un indebito aggravio sulle tasche di inquilini e condomini. Il fenomeno potrebbe essere potenzialmente esteso, visto che Itea è presente in 590 condomini sul territorio provinciale e per tale ragione si è chiesto alla procura contabile di estendere l'indagine a tutti i contratti di servizio energia stipulati in situazioni analoghe.

«Ci siamo mossi per tutelare i nostri associati, inquilini e assegnatari Itea che si sono visti recapitare bollette insostenibili, in alcuni casi fino a 6.500 euro - conclude Faggioni Sella -. Ma qui non c'è in gioco solo la pelle degli inquilini: c'è un'esigenza di chiarezza sull'utilizzo dei soldi pubblici, che qualcuno deve spiegare. Itea è una società pubblica, i suoi soldi sono soldi di tutti i cittadini trentini, abbiamo dato alla procura della Corte dei conti gli elementi per accertare se chi rappresentava Itea in quelle assemblee e in quei Consigli di amministrazione ha agito con la diligenza che la legge richiede quando si maneggiano risorse pubbliche».