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Da cinque anni è una roveretana a tutti gli effetti: vive con la famiglia da cui è stata adottata, fa i suoi giretti sul Monte Ghello o al Bosco della città, ritorna a salutare chi le offre uno spuntino, e poi a sera rientra a casa, bussa o chiama, e poi si fa aprire per andarsene a dormire al calduccio. La protagonista si chiama Aria, ed è uno splendido esemplare di Ara Chloroptera, un pappagallo, insomma (foto Paolo Vitti).
Ma a dispetto delle dicerie che dipingono questi uccelli come un po’ stupidi (ripetere a pappagallo è considerato un insulto), la bestia in questione è «molto intelligente, gentile, socievole e simpatica». Parola della sua “mamma”, ovvero la signora Claudia, che vive nella zona collinare della Città della Quercia.
Ormai Aria si è fatta conoscere, perché con l’apertura alare di un metro, e le piume coloratissime che vanno dal rosso all’azzurro al verde, non passa certo inosservata. E infatti ogni tanto arrivano le segnalazioni da parte di qualche escursionista che si domanda se l’animale si sia smarrito o addirittura se anche l’arrivo dei pappagalli sulle Alpi sia un effetto del riscaldamento climatico: in realtà non si tratta di nessuna delle due ipotesi. Aria si è adattata al clima freddo ed è un animale domestico a tutti gli effetti.



