VILLA LAGARINA. Dopo una lunga malattia si è spento all'età di 82 anni il dottor Mohamed Nader Chayah (in foto), medico condotto per 40 anni nella zona della destra Adige. Lascia la moglie Ambra Lisa e i figli Samir, Sara, Samer e Serena, e generazioni di pazienti che lo hanno conosciuto e apprezzato nel suo ambulatorio di Villa Lagarina.

Nato in Siria, il dottor Chayah si era trasferito in Italia nel 1963, subito dopo il diploma di maturità, per studiare Medicina all'università degli stranieri di Perugia. Lì aveva cominciato ad imparare la lingua italiana e in una piccola pensione della città aveva anche incontrato la ragazza che sarebbe diventata sua moglie. «Prima di venire in Italia era stato un anno in Turchia - racconta la signora Ambra - ma si trovava male per via della lingua e così aveva scelto di frequentare l'università nel nostro Paese». «A Perugia abbiamo affrontato una buona parte dei nostri studi universitari insieme - ricorda l'imam e presidente della Comunità islamica trentina Aboulkheir Bregheiche, medico chirurgo anch'egli siriano -. Poi ognuno si è trasferito in altre facoltà per la specializzazione, lui ha scelto pediatria a Parma. Era aperto, disponibile e socievole, molto stimato anche dalla nostra comunità. Ha curato famiglie islamiche e moltissime famiglie locali, le persone gli volevano bene come medico e come amico». Arrivato con la famiglia a Rovereto nel 1977 su consiglio di un parente già residente in Vallagarina, il dottor Chayah aveva trovato i suoi pazienti.

«Sono stati anni per noi molto difficili - racconta la moglie -, c'era diffidenza e anche un po' di razzismo verso un medico straniero. Poi però mio marito è riuscito ad avviare la sua carriera, gli utenti gli volevano bene perché era molto umano e se poteva li aiutava tutti». Dopo qualche anno il richiamo alla propria terra si era fatto sempre più forte e così nel 1985 il dottor Chayah aveva deciso di tornare al suo Paese, trasferendosi con tutta la famiglia. «Ma in Siria le cose non andavano bene - prosegue la signora -. Dopo 10 mesi abbiamo scelto di tornare a Rovereto».

Alla città della Quercia il medico siriano si era via via legato sempre più, tanto da scegliere di candidarsi nella lista del Pdl nel 2011. «In realtà però la politica gli interessava poco - spiega il figlio Samer -, la sua vera passione era quella di dedicarsi agli altri, sempre con grande attenzione alle difficoltà di chi veniva da un altro Paese. Arrivato alla pensione avrebbe continuato anche a lavorare gratis, se glielo avesse permesso. Dal '15 era in carrozzina dopo un'operazione alle vertebre andata male, ma continuava ad andare in ambulatorio caricando il "girello" sul suo scooter. Qualche anno fa si era battuto per ottenere uno spazio dedicato alla sepoltura dei musulmani al cimitero di San Marco, insistendo con l'assessore di allora, Mauro Previdi».

Sono molti i pazienti che oggi ricordano con affetto il dottor Chayah. "La mamma e il papà ti scelsero per primi come dottore - scrive la sindaca di Villa Lagarina Julka Giordani - e all'epoca la diffidenza verso un medico musulmano era veramente profonda. Per la tua professionalità e umanità non ti dimenticheremo mai». «Il dottor Chayah era amico di famiglia e nostro pediatra - racconta Omar Korichi, già consigliere comunale a Rovereto -, una persona sorridente, simpatica e ironica, buona e gentile. Soffriva le ingiustizie del mondo e le condannava sempre a gran voce». La cerimonia funebre si svolgerà secondo la tradizione islamica.

"Prepareremo la salma avvolgendola in un lenzuolo bianco dopo il lavaggio - spiega l'imam Aboulkheir Bregheiche -, seguirà la preghiera funebre e un breve discorso prima della sepoltura in San Marco."