ROVERETO. I dissapori familiari, nonostante una villetta a due piani condivisa, sono arrivati fin dentro il tribunale di corso Rosmini ma la denuncia per lesioni (di fatto una sorta di tentato omicidio, visto quanto contestato) si è ritorta contro i querelanti che alla fine, non a caso, sono passati da parti lese a imputati e quindi condannati per calunnia.

Per buona pace del capofamiglia, l'anziano di Trambileno denunciato dal genero che, per sostenere la propria tesi, ha messo nei guai anche la moglie (la figlia dell'imputato «iniziale») e il figlio (nipote del querelato). E buon per il «nonno» che, pur essendo di una generazione analogica rispetto al genero che invece appartiene a quella digitale (capace di smanettare con cellulari e Internet), ha dimostrato la propria innocenza portando in aula i filmati di una telecamera di sicurezza di ultima generazione che aveva installato per altro a protezione di tutta la casa, quindi anche dell'altra famiglia.

Quella un tempo amata e abbracciata ma poi, per questioni loro, diventata improvvisamente o quasi nemica. Insomma, grazie alla tecnologia il parente attempato si è salvato da una condanna e, di fatto, gliel'ha fatta pagare al «figlio» acquisito, il giovane che ha sposato sua figlia ma con il quale, a un certo punto, non è più andato d'accordo. Le due famiglie, come detto, abitano nella stessa casa, una al pianterreno e l'altra di sopra. Da qualche tempo, però, i rapporti tra suocero e genero non sono affatto buoni con risposte a tono e dispetti non certo infrequenti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, però, si è avuta con il ricorso ai carabinieri.

Motivo? Il giovane, che come detto ha sposato la figlia dell'anziano, ha sporto querela segnalando il tentativo di essere investito nel cortile comune. E questa tesi, tra l'altro, è stata sostenuta dalla moglie e dal figlio, tutti uniti contro il parente senior.

La questione è così finita prima in procura e poi davanti al giudice e qui il suocero, difeso dall'avvocato Alessandro Olivi, ha giocato il jolly: ha mostrato i filmati di quanto realmente accaduto in quella frazione di Trambileno. Sufficienti per far chiedere, e ottenere, al pubblico ministero l'archiviazione del reato contestato. E così, da accusato qual era, ha rigirato la frittata ed ha denunciato i tre familiari per calunnia.Ieri mattina, davanti al gup Dieni, si è celebrato il processo con rito abbreviato.

Genero, figlia e nipote hanno provato a sostenere la tesi che quel video poteva essere interpretabile e che, a ben guardare, si poteva anche ipotizzare un tentativo di investimento visto che la manovra di uscita dalla corte verso la strada era ad una velocità non consona. La ricostruzione, però, non ha retto.

Grazie alla sconto per la scelta del rito, comunque, genero e nipote sono stati condannati a 1 anno 4 mesi con la sospensione condizionale mentre la figlia è stata assolta. Il suo racconto, d'altro canto, non era così ricco di dettagli ma più sfumato.