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ROVERETO. C'è stato un periodo, molto recentemente, in cui l'Italia è scoppiata a causa del Covid. La gente è stata costretta a fare qualunque cosa per evitare il contagio. Quella fase in cui tutti hanno cambiato il modo di vivere - e dove lo Stato, imponendo misure drastiche, aveva promesso di essere chioccia e salvare tutti - adesso è finita in archivio. Ma, passato il periodo critico e tornando alla normalità, si sono materializzati altri problemi che stanno penalizzando i lavoratori.
L'Inps, per capirci, sta chiedendo di restituire i soldi versati per malattia non autorizzata, paga ricevuta nonostante l'assenza per Covid. Ovviamente, salario a parte, ci sono da rendere anche i contributi pensionistici. Tra le pieghe della normativa, poi, ci sarebbe l'assenza ingiustificata dal lavoro che, di suo, porterebbe al licenziamento. Un problema, dunque, grossissimo.
Le lettere dell'Inps che intimano ai lavoratori di restituire i soldi sono già partite seminando il caos. «Ci sono grossi problemi - spiega M.B. che lavora all'ospedale Santa Maria del Carmine - perché l'Inps chiede pezze d'appoggio che, per esempio nel caso di mia moglie, non ci sono perché il nostro medico di famiglia è andato in pensione». La questione è seria. «Altroché! So che non siamo i soli ma all'epoca del Covid ci dicevano di stare a casa se il tampone dava esito positivo anche in assenza di sintomi. L'importante era non trasmettere il contagio. Adesso, invece, arriva l'Inps. Noi abbiamo chiesto lumi sia all'ente che all'associazione che tutela i consumatori e attendiamo una risposta».
La richiesta, insomma, fa paura. Anche perché sono un centinaio i trentini che, nell'anno del Covid, sono rimasti a casa ancorché asintomatici con la promessa governativa di risolvere tutto visto l'inedita situazione drammatica. Poi, però, l'Inps ha analizzato le assenze per malattia e, non trovando moribondi tra le scartoffie ufficiali, ha spedito le «ammende», chiamiamole così, a domicilio.
«É assurdo quanto sta succedendo. Mia moglie, ripeto, adesso è in pensione ma ha ricevuto una lettera dall'Inps che contesta il periodo di malattia per la positività al Covid anche se stava bene. Lei si è giustamente agitata: era il 2022, il tampone era positivo e, pur senza sintomi, era chiusa in un'altra camera in isolamento».
Alla richiesta di documenti da parte dell'Inps, però, la donna si è trovata spiazzata. «Il nostro medico di base è andato in pensione da tre anni e quello nuovo ha scritto che mia moglie è stata a casa per via del tampone positivo, con l'obbligo di isolamento ma, chiaramente, all'epoca non c'era. Purtroppo l'Inps ci ha risposto che queste motivazioni non sono valide. Mi auguro che la questione si risolva ma noi, come famiglia, siamo comunque preoccupati. Per fortuna che abbiamo ricevuto rassicurazioni anche perché l'assenza ingiustificata dal lavoro comporta il licenziamento».
Il bubbone post Covid, insomma, è esploso. E sono davvero tanti i lavoratori che stanno ricevendo lettere dall'Inps con cui viene negata o revocata l'indennità di malattia per i periodi di isolamento obbligatorio legati alla positività al Covid. L'ente contesta la validità dei certificati medici e di isolamento emessi dall'Asl sostenendo che non sarebbero validi «sotto il profilo medico-legale perché le diagnosi e le procedure mediche indicate nel certificato non comprovano l'incapacità temporanea al lavoro».
Allo stesso tempo, ai cittadini viene richiesto di fornire dichiarazioni integrative da parte dei medici che li hanno redatti, richieste spesso impossibili da soddisfare, visto che quei medici in molti casi sono ormai in pensione. Della questione si è occupato il consigliere provinciale Claudio Cia che ha chiesto lumi alla Provincia. «Deve intervenire presso l'Inps per ottenere il riconoscimento della validità dei certificati rilasciati dall'Asl».
Secondo Cia, i certificati di isolamento per positività al Covid «sono atti pubblici emessi dalle autorità sanitarie per obbligo di legge e attestano una condizione di impossibilità a lavorare per ragioni sanitarie. Contestarli oggi significa colpire chi ha rispettato le regole e delegittimare il ruolo delle istituzioni provinciali».


