ROVERETO. Voleva prendere i gioielli di sua madre, quindi il movente dell'omicidio sarebbe economico. Con la produzione di nuova documentazione da parte di Andrea de Bertolini, legale di parte civile, il processo per omicidio a carico di Giovanni Gabrielli, accusato di aver strangolato a mani nude, lo scorso giugno, la madre 86enne Annamaria Sartori nell'appartamento di via Sticcotta, ieri ha modificato in modo sostanziale il suo percorso.

L'uomo è stato valutato incapace di intendere e volere al momento del terribile delitto e quindi sembrava aperta la strada per la dichiarazione di non punibilità. Ma i nuovi documenti comportano la necessità di fare nuove valutazioni. Il primo a doverle fare sarà proprio il perito del tribunale, lo psichiatra Fabio Bonadiman. Che dovrà effettuare una nuova valutazione psichiatrica alla luce del possibile movente economico.

Un movente che non era mai emerso in precedenza e che troverebbe fondamento, secondo la parte civile, nel ritrovamento di alcuni oggetti fatto dalla figlia della vittima, Gloria Gabrielli, nel momento in cui la casa della madre è stata dissequestrata. «Appena il carabiniere ha rimosso i sigilli - ha ricostruito in aula l'avvocato della donna, de Bertolini - lei ha notato nel vaso di una pianta dei gioielli di sua madre e poi lo zaino di suo fratello. All'interno altri monili, la ricevuta di un Compro Oro lombardo. Tutti oggetti che non erano mai stati repertati nonostante le foto fossero state inviate a quello era stato amministratore di sostegno di Giovanni Gabrielli e a cui la mia assistita si era affidata. Un aspetto, quello del movente predatorio, che quindi non è stato considerato neppure dai professionisti che hanno redatto le perizie sull'imputato».

Da qui la richiesta di accogliere nel fascicolo anche questa documentazione. Richiesta che ha ricevuto il no dell'avvocato Elena Cainelli, legale dell'imputato: «La vicenda è lineare nella sua drammaticità. Il perito e i due consulenti hanno valutato il mio assistito e tutti lo hanno ritenuto incapace di intendere e volere al momento del fatto e per questo ritengo superflua l'acquisizione di nuova documentazione».

Parere negativo anche all'ascolto dei cinque testi proposti dalla parte civile (fra questi la figlia e il nipote della vittima, una vicina di casa, il carabiniere che ha tolto i sigilli all'appartamento e una psicologa) mentre il pubblico ministero Fabrizio De Angelis si è rimesso alla decisione della corte evidenziando al tempo stesso come la perizia di Bonadiman sia molto approfondita sull'incapacità dell'uomo, sulla sua malattia che è stata diagnosticata nel 1992, e abbia analizzato anche il rapporto madre e figlio. Con quest'ultimo che accusa la donna di essere la causa stessa della sua malattia.

Poco prima delle 13.30, la comunicazione della corte: sì all'acquisizione dei nuovi documenti della parte civile, no alle testimonianze e la richiesta allo psichiatra di fare una nuova relazione sulla pericolosità sociale dell'uomo e di integrare la sua perizia sulla capacità alla luce del possibile movente patrimoniale.