PHOTO
ROVERETO. Rovereto città della pace ma, soprattutto, scrigno storico e culturale della Grande Guerra. Con al centro, ovviamente, il Mitag col suo castello e col cannone Skoda ospitato in piazza del Podestà, un reperto unico che è di suo un monumento. E che, tra un paio d'anni, sarà inserito in un una nuova piazza trasformata essa stessa in un luogo museale. Stiamo parlando di piazza del Podestà, quella del municipio, che adesso è uno slargo dove passano le macchine ma che, grazie ad un intervento previsto dal Comune, diventerà un posto di passeggio con i veicoli che avranno l'obbligo di procedere a passo d'uomo e senza ostacolare i pedoni.
Il progetto è stato redatto da palazzo Pretorio e i fondi saranno presi dal prossimo bilancio. Gli stalli per la sosta spariranno e un accurato arredo urbano consentirà ai turisti di godersi il mortaio e pure l'accesso al Castello da sotto. Il nuovo pezzo da novanta dei cimeli roveretani, d'altro canto, è proprio il cannone la cui ristrutturazione sarà ultimata nel giro di poche settimane. Un lavoro durato un anno e che è costato 55mila euro. Ma andiamo indietro di oltre un secolo, ai tempi proprio della Grande Guerra. In quell'epoca sono stati introdotti i cannoni a lunga gittata, 15 chilometri per capirci. Come il cannone Skoda, uno dei pochi esemplari ancora «in vita» che è stato posto in piazza come monito di pace. Non a caso ogni manifestazione contro la guerra parte da lì, da quello strumento di morte diventato un simbolo, appunto, di pace.
Ed è pure «un'opera d'arte» a cielo aperto. Soprattutto per i roveretani che l'hanno adottato come un pezzo d'arredamento della città. E piace ai turisti, che non perdono occasione di fotografarsi seduti sul mortaio. Che ha rischiato di «sparire» sotto i colpi impietosi delle intemperie perché su quel tipo di cannone, soprattutto lo Skoda da 30,5 cm, i segni del tempo si fanno sentire». In verità vari restauri, ancorché parziali, sono stati fatti negli anni scorsi ma il tempo ha continuato a pungolare il cimelio e un biennio orsono la Provincia ha approvato un altro intervento, si spera decisivo. Anche perché tra le ipotesi valutate qualche tempo fa c'era quella di infilarlo in una teca di vetro, soluzione scartata perché avrebbe privato i passanti dell'incontro «fisico» con il simbolo di una guerra che ha cambiato la storia. La Soprintendenza per i beni culturali e il ministero, quindi, hanno dato il via libera alla rimessa in sesto del mortaio e quell'operazione, avviata formalmente il giugno scorso, adesso sta per finire. «I sondaggi e le analisi preliminari sono finite come le prove di pulitura, il prelievo di campioni ed analisi microchimiche e stratigrafiche - spiega il provveditore Francesco Frizzera - I lavori sono stati più onerosi del previsto anche perché ci siamo mossi in maniera cautelativa vista la rarità del manufatto. Ora manca solo la verniciatura e poi sarà restituito alla collettività»


