Eredità milionaria, niente diffamazione in tv: l'ex governante della baronessa aveva querelato Matano
A far scattare la denuncia era stato in particolare un servizio nel corso del quale la governante della defunta Maria Malfatti (nella foto, ndr) era stata associata all'aggettivo "diabolica" e si faceva riferimento ad una presunta "organizzazione"
IL CASO Il conduttore Rai Alberto Matano denunciato dalla badante
ROVERETO. Finisce in archivio la querela presentata dalla governante della baronessa Maria Malfatti contro Alberto Matano, come giornalista e conduttore della trasmissione Rai "La vita in diretta" e una delle sue inviate. Così ha deciso il gip di Rovereto, Consuelo Pasquali che ha disposto l'archiviazione del procedimento.
Archiviazione che era stata chiesta anche dalla procura e contro la quale l'avvocato, Nicola Canestrini, della donna che si è sentita diffamata per alcune frasi dette durante una trasmissione dedicata alla vicenda dell'eredità milionaria contestata, aveva presentato opposizione.
Per il giudice «la richiesta di archiviazione deve essere accolta, non ritenendo sussistente l'elemento oggettivo del reato ipotizzato, e non apparendo le ulteriori indagini, sollecitate dalla persona offesa nell'atto di opposizione, idonee a formulare una ragionevole previsione di condanna».
A far scattare la denuncia per diffamazione era stato in particolare un servizio nel corso del quale la governante della defunta baronessa era stata associata all'aggettivo "diabolica" e si faceva riferimento ad una presunta "organizzazione". Tutto questo in relazione al processo (allora non si era concluso come successo in un secondo momento con la condanna della governante a due anni) nel quale la donna era accusata di circonvenzione di incapace in relazione al testamento della nobildonna che l'aveva resa sua erede universale. Erede di un patrimonio di circa 5 milioni di euro.
Le parole utilizzate durante la trasmissione avevano portato alla denuncia per diffamazione perché era stato utilizzato un termine (diabolica) definito "gratuitamente denigratorio" che avrebbe comportato una lesione della sua personalità. E non rientrante nella categoria del diritto di cronaca. Nell'opposizione all'archiviazione viene evidenziato anche come i passaggi relativi all'appartenenza della signora ad una fantomatica "organizzazione" che avrebbe pianificato la circonvenzione ai danni dell'anziana signora, passaggi peraltro idonei a configurare l'aggravante dell'attribuzione di un fatto determinato.
Per il giudice l'aggettivo "diabolica" deve essere inteso «nell'accezione corrente come sinonimo di "astuta" o "ingannevole", dunque coerente con il contenuto dell'accusa. I commenti contestati non costituiscono, dunque, un'aggressione gratuita idonea a esporre il destinatario al pubblico disprezzo, soprattutto tenuto conto del fatto che, nel corso della trasmissione, ampio spazio è stato dato - correttamente - anche a dichiarazioni ampiamente favorevoli alla signora».
E circa l'esistenza di un'organizzazione del decreto di archiviazione si evidenzia che in fase di indagine il pm «aveva menzionato anche soggetti diversi prospettandone il coinvolgimento nella vicenda criminosa e delineando l'ipotesi che la stessa non avesse agito in autonomia».
«Il confine tra diritto di cronaca e sciacallaggio mediatico è sottile e a quanto pare mobile. Se giustamente difendiamo interpretazioni ampie della libertà di espressione, dobbiamo ricordare che esistono anche la dignità delle persone e la presunzione di innocenza. La mia assistita ha continuato e continuerà a far valere le proprie ragioni in tutte le sedi e su tutte le questioni, senza arretrare» commenta il difensore della donna, Nicola Canestrini.