Il caso

A scuola fa troppo freddo: gli studenti se ne vanno a casa

Al Liceo Rosmini di Rovereto l’impianto di riscaldamento non riesce a contrastare il gelo di questi giorni: si fa lezione con cappotto e berretto ma un’intera classe ha lasciato in blocco l’istituto

di Laura Modena

ROVERETO. Rientro dalle vacanze di Natale turbolento per alcuni studenti del liceo Rosmini che già da mercoledì scorso, primo giorno di scuola dopo due settimane di pausa, hanno inscenato lamentele e proteste. Oggetto di tanta agitazione è il mancato riscaldamento di certe aule, rimaste in questi primi giorni del nuovo anno a temperature talmente crude da risultare - a detta dei ragazzi - davvero invivibili. «Siamo in un periodo di grande freddo - spiega una studentessa di prima - quando usciamo di casa al mattino il termometro segna meno 7 gradi. Come possiamo stare fino alle 13 in aule non riscaldate? Così è impossibile concentrarsi e seguire le lezioni, e poi rischiamo pure di ammalarci».

Alcuni studenti particolarmente determinati hanno convinto l'intera classe (una terza dell'indirizzo linguistico) ad abbandonare l'aula in segno di protesta. Qualche altro ragazzo maggiorenne delle classi quinte ha invece pensato di compilare da sé il permesso di uscita per fare ritorno a casa. Salvo poi inviare una comunicazione scritta via mail al dirigente scolastico per chiarire che il motivo del rientro presso la propria abitazione era da ricondurre proprio alle rigide temperature delle aule.

Sono seguiti anche alcuni momenti di confronto via messaggio tra i rappresentanti di classe e i rappresentanti di istituto sul gruppo WhatsApp che riunisce i rappresentanti delle classi di tutto il liceo Rosmini. «In certe aule i nostri compagni dicono che tutti gli studenti sono costretti a tenere il giaccone addosso per il freddo - riferiscono i ragazzi -. Poi magari ci si abitua, ma speriamo si riesca a risolvere la situazione al più presto, non quando sarà già primavera».Tra chi manda messaggi incitando a "scioperare" per farsi sentire (aggiungendo che pure qualche docente fa lezione indossando il cappotto) e chi invita alla calma e alla pazienza, alcuni studenti hanno pensato di chiedere immediatamente un colloquio in presidenza. «Ho incontrato una classe quinta questa mattina (ieri, ndr) - spiega il dirigente Paolo Pendenza - . Ho spiegato ai ragazzi che il nostro impianto purtroppo ha la sua età, non è adeguato agli spazi dell'edificio e quindi non riscalda in modo omogeneo la scuola. Per far fronte a questo stiamo accendendo il riscaldamento fino a 12 ore al giorno e ci stiamo occupando anche di risolvere alcuni problemi relativi a termosifoni non funzionanti.

Nonostante tutte le nostre azioni, le temperature all'interno dell'edificio scolastico non sono come dovrebbero effettivamente essere».Se il primo e il secondo piano del Rosmini non sembrano dare particolari problemi, al terzo piano qualche aula risulta essere oggettivamente gelida. «All'ultimo piano l'acqua calda fa fatica ad arrivare e quindi alcune aule sono più fredde - prosegue il dirigente -. Purtroppo è un problema strutturale che non si può risolvere facilmente. Teniamo conto che l'edificio ha parecchi decenni e l'isolamento termico non è adeguato, il tetto andrebbe sistemato perché quando piove ci sono infiltrazioni e gli infissi andrebbero almeno in parte sostituiti. In questi anni, malgrado tante segnalazioni alla Provincia, non abbiamo ottenuto la manutenzione necessaria».

«Le proteste di questi giorni non mi sembrano particolarmente costruttive - osserva infine Pendenza -. Ho ricevuto la classe che voleva fare sciopero e ho detto ai ragazzi che hanno fatto bene a venire da me per evidenziare il problema e trovare un'aula alternativa. Stiamo affrontando la situazione e chiediamo ai docenti di spostarsi con la classe se trovano l'ambiente freddo. Il mio invito agli studenti è di non andarsene a casa, ma di parlare sempre con gli insegnanti o con me».

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